Le donne con il ciclo commettono meno errori e sono più performanti nello sport: lo dice la scienza

È quanto emerso dalla ricerca condotta dall'UCL Institute of Sport, Exercise and Health (ISEH). La dottoressa Ronca: "Questo mette in discussione ciò che le donne, e forse la società in generale, pensano delle loro capacità in questo particolare periodo del mese"

di EDOARDO MARTINI
6 giugno 2024
sport e ciclo mestruale

sport e ciclo mestruale

Con le mestruazioni le donne commettono meno errori e hanno una migliore agilità mentale. Sì, avete letto bene: è quanto emerso dalla ricerca condotta dall'UCL Institute of Sport, Exercise and Health (ISEH). Secondo il report, nei giorno di ciclo mestruale i tempi di reazione, l'accuratezza e l'attenzione ai dettagli delle donne aumentano rispetto agli altri giorni del mese. Questo studio potrebbe sfatare un tabù in quanto metterebbe in discussione le attuali ipotesi sulle prestazioni sportive delle donne durante il periodo mestruale.

Come si è svolta la ricerca 

La ricerca, pubblicata sulla rivista Neuropsychologia, ha analizzato le risposte di 241 partecipanti (di cui 96 maschi e 47 donne non regolarmente mestruate a causa della contraccezione, a scopo comparativo) che hanno completato una batteria di test cognitivi, a distanza di due settimane l'uno dall'altro. 

queste persone hanno anche registrato il loro stato d'animo e compilato un questionario sui loro sintomi, mentre le app di monitoraggio del ciclo mestruale sono state utilizzate per stimare in quale fase del ciclo si trovassero quando hanno eseguito i test. Le prove riguardavano i tempi di reazione, l'attenzione e la capacità di relazionarsi con le informazioni visive, e sono state concepite per simulare i processi mentali durante l’attività sportiva.

I risultati 

Ed è proprio qui che viene il bello. Non è stata riscontrata alcuna differenza di gruppo nei tempi di reazione e nell'accuratezza tra i partecipanti di sesso maschile e quelli di sesso femminile, ma le donne che avevano regolarmente le mestruazioni sono risultate avere prestazioni migliori rispetto a qualsiasi altra fase del ciclo mestruale, mostrando tempi di reazione più rapidi e commettendo meno errori. Questo nonostante le partecipanti abbiano riferito di sentirsi peggio durante il flusso mestruale, ritenendo che ciò abbia influito negativamente sulle loro prestazioni.

"Le prestazioni delle partecipanti erano migliori quando avevano le mestruazioni"

La dottoressa Flaminia Ronca, autrice principale dello studio e membro della Divisione di Chirurgia e Scienze Interventistiche dell'UCL e dell'ISEH, ha dichiarato che la scoperta è stata “sorprendente” e che questo potrebbe cambiare il modo in cui le prestazioni delle atlete vengono considerate in relazione al loro ciclo mestruale. “Ciò che è sorprendente è che le prestazioni delle partecipanti erano migliori quando avevano le mestruazioni, il che mette in discussione ciò che le donne, e forse la società più in generale, pensano delle loro capacità in questo particolare periodo del mese". 

Alle parole di Ronca hanno fatto eco quelle della dottoressa Megan Lowery, che ha messo in evidenza l'importanza di questa ricerca in chiave sportiva: "Sebbene siano necessarie molte altre ricerche in quest'area, questi risultati sono un primo passo importante per capire come la cognizione delle donne influenzi le loro prestazioni atletiche in diversi momenti del ciclo, il che, si spera, faciliterà le conversazioni tra allenatori e atleti su rendimento e benessere".

Un idea partita dalle calciatrici e dagli allenatori 

Ma da dove è partita l'idea di questa brillante ricerca? A svelarlo è il professore Paul Burgess. "L'idea è nata parlando con le calciatrici e con i loro allenatori. Dopo la conversazione abbiamo creato dei test cognitivi per cercare di capire come determinati infortuni e come problemi di tempismo si verificavano in determinati momenti del ciclo mestruale. E i dati suggeriscono che le donne che hanno le mestruazioni - che siano atlete o meno - tendono a variare le loro prestazioni in determinate fasi del ciclo. Come neuroscienziato, mi stupisce che non ne sappiamo ancora di più e spero che il nostro studio contribuisca a motivare un crescente interesse per questo aspetto vitale della medicina sportiva".