L’immigrazione come opportunità per l’Europa. Il libro di Marazziti ribalta gli stereotipi

“La grande occasione, viaggio nell’Europa che non ha paura” è l’ultima fatica letteraria di Mario Marazziti che capovolge la narrazione, spesso negativa, sull’immigrazione e apre a nuovi scenari

di MICHELE BRANCALE -
31 marzo 2024
PETROLIERA ASSISTE UN BARCHINO, MA 3 MIGRANTI SONO DISPERSI

PETROLIERA ASSISTE UN BARCHINO, MA 3 MIGRANTI SONO DISPERSI

Come cogliere l'appuntamento con la Storia anche alle nostre latitudini? Magari incontrando in modo intelligente e umano le migrazioni. 'La grande occasione' di Mario Marazziti (Piemme), presentato a Firenze, unisce ampiezza e profondità mediante più chiavi di lettura delle migrazioni a partire da quella chiave di volta che sono i corridoi umanitari, frutto di un Protocollo d'intesa tra la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese, la Cei-Caritas e il governo italiano.

In sintesi le associazioni inviano sul posto dei volontari, che prendono contatti diretti con i rifugiati nei paesi interessati dal progetto, predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità consolari italiane, che dopo il controllo da parte del Ministero dell'Interno rilasciano dei visti umanitari con Validità Territoriale Limitata, validi dunque solo per l'Italia. Una volta arrivati in Italia legalmente e in sicurezza, i profughi possono presentare domanda di asilo. Questo modello è stato poi adottato in altri Paesi europei, ma potrebbe essere utilizzato dalle Regioni.

Marazziti racconta le storie maturate con i Corridoi con più livelli di narrazione e interpretazione e un messaggio: l'emigrazione può essere una grande risorsa. Basta levarsi gli occhiali scuri e constatare che l'invasione non c'è. Giovanni Martini, direttore di Migrantes nella diocesi di Firenze, rileva come la discussione, soprattutto politico-mediatica, è viziata da pregiudizi e precomprensioni. Ne ha declinato alcuni aspetti Cristina Privitera, capo redattrice centrale de La Nazione, che ha incrociato per 34 anni le migrazioni come giornalista: "Tutto era un'emergenza quando si verificarono le prime ondate migratorie in Italia e nessuno si sentiva preparato. Ma sono passati gli anni e degli immigrati si continua a parlarne così, sull'onda della polarizzazione politica: o male o bene”.

Si coglie xenofobia a destra, ma a sinistra "bisognerebbe decidere come affrontare il fenomeno, che è strutturale. Purtroppo ci occupiamo delle cose a pezzetti. Da giornalisti, devo dire che la Carta di Roma ha favorito un miglioramento sotto il profilo del linguaggio, però degli integrati non parliamo mai, ci si muove sempre tra pregiudizio e rimozione”.

Quando c'è una regia, osserva Angela Bagni, sindaca di una cittadina di 20 mila abitanti che è riuscita ad accogliere oltre 200 immigrati, le cose cambiano: "Non si possono gestire le persone come numeri proprio perché non sono numeri. Ci vuole attenzione alle risposte primarie dell'accoglienza, su cui innestare una visione di più lungo periodo: la nostra società ha bisogno di immigrati. Abbiamo sperimentato circuiti virtuosi tra associazioni, cooperative, lavori socialmente utili. Certo, bisogna volerci mettere del nostro”. Tommaso Nannicini, docente dell'Istituto universitario europeo insiste sullo sfatare il mito dell'invasione alimentato da narrazioni egemoniche. Peraltro l'85 per cento dei profughi vive non presso di noi, ma nei Paesi confinanti il loro, da cui sono dovuti scappare.

'La grande occasione' di Mario Marazziti è una “contronarrazione”: I corridoi umanitari sono un modello che l'Ue può esportare e che porta un messaggio con sè: si può arrivare qui in sicurezza, sperimentando con successo un modello di inclusione e solidarietà e mettendo in moto meccanisimi territoriali privato-pubblico. Marazziti descrive di fatto l'azione di corpi intermedi che riattivano quello che viene chiamato 'il capitale sociale'. Capitale che dà lungimiranza anche allo Sport. Nicola Armentano, che è medico consigliere delegato allo Sport e alla Sanità nella Città Metropolitana di Firenze da una parte definisce lo sport come "luogo in cui è più facile comprendersi senza conoscere la lingua”, dall'altra porta i nomi e i volti dei nuovi atleti italiani, che ci hanno restituito l'orgoglio del tricolore pur non essendo i genitori di origine della penisola.