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Loredana Bertè e quella forza di vincere anche per la sorella Mimì

I più romantici si saranno commossi vedendola al primo posto ieri sera. La sua vittoria a Sanremo sarebbe la prima per lei e una piccola rivincita anche per Mia Martini

di RICCARDO JANNELLO -
7 febbraio 2024
Loredana Bertè e Mia Martini

Loredana Bertè e Mia Martini

7 febbraio 2024 – Fermate il mondo… voglio scendere! Non è solo il titolo di un film del 1970 con il mai troppo rimpianto Lando Buzzanca e Paola Pitagora, ma anche la sensazione che molti amanti della musica possono avere vissuto alla fine della prima serata del Festival, quando in testa a una classifica ovviamente provvisoria e naturalmente opinabile si è issata Loredana Bertè.

Fateci sognare almeno fino a sabato che ci sia la possibilità da parte della cantante di Bagnara Calabra, classe 1950, di “vendicare” la sorella Mia Martini che sul palco di Sanremo non ha mai vinto pur avendoci cantato almeno due dei brani più belli della musica italiana di tutti i tempi.

Alla compianta Mia – all’anagrafe Domenica Bertè, classe 1947 – pesava in modo assoluto quell’essere stata considerata una iettatrice, che nel mondo dello spettacolo è un po’ come una condanna a morte.

Loredana no, è sempre stata più rock, più “leggera”, più estroversa e più immune agli attacchi, ai quali ha sempre risposto da tigre quale è, pronta a declinare musica d’autore e canzoni di vario genere con la stessa spavalda simpatia.

74th Sanremo Music Festival
74th Sanremo Music Festival

Mia Martini: tra mito e mistero

Mia metteva tutta sé stessa nelle interpretazioni e sembrava sempre si rodesse dentro. Vederla cantare sul palco “La costruzione di un amore” di Ivano Fossati era come un viaggio dentro sé stessi, nella profondità non solo della musica, ma della psiche e del cuore con la sensazione molto forte di non poter riemergere da quel dolore.

“Pazza”, la canzone che Loredana porta a Sanremo, è un’altra cosa, ma fatta da lei assume quella leggiadria che mancava a Mimì, divorata dal suo destino.

E quando nella notte fra l’11 e il 12 maggio 1995, a soli 47 anni, Mia morì nella casa di Cardano al Campo dove si era trasferita solo da un mese per stare accanto al padre – con cui i rapporti erano stati drammatici nell’infanzia -, sembrò che il mondo fosse caduto addosso a una intera generazione.

Il mistero della sua morte in fondo non l’ha risolto neppure l’autopsia e nessuno ha mai voluto rispondere a una domanda, anzi le risposte sono state diverse: fu un fatto accidentale o si è trattato di un suicidio?

Mia Martini e Loredana Bertè insieme a Sanremo nel '93
Mia Martini e Loredana Bertè insieme a Sanremo nel '93

Il rapporto tra sorelle

Loredana e Mia avevano avuto un rapporto altalenante un po’ come con tutto il resto della famiglia, anche se insieme le sorelle un Festival lo hanno fatto (1993, “Stiamo come stiamo”, quattordicesime) ed era Mimì che soffriva soprattutto la situazione. La musica l’aveva già salvata e poteva continuare a farlo, ma forse era troppo tardi.

E anche Sanremo ha pesato molto nella mente della Martini: non averlo mai vinto con canzoni che lo avrebbero meritato era senz’altro un motivo di dolore. Tre volte è stata insignita del Premio della Critica, istituito proprio per lei nel 1982 perché “E non finisce mica il cielo” di Ivano Fossati, altra stupenda melodia, era stata solo finalista (aveva vinto Riccardo Fogli con “Storie di tutti i giorni”).

Quella vittoria meritata, ma mancata

Da allora Mia aveva conquistato la critica anche con “Almeno tu nell’universo” (1989, capolavoro di Bruno Lauzi e Maurizo Fabrizio vergognosamente nono nell’anno di “Ti lascerò”, Oxa-Leali) e “La nevicata del ‘56” (1990, vigoroso pezzo firmato fra gli altri da Franco Califano, sesto e lontano dagli “Uomini soli” dei Pooh).

Ma la vergogna più grande per le giurie sanremesi viene nel 1992 quando Giancarlo Bigazzi (con Giuseppe Dati e Marco Falagiani) cuce su Mimì la canzone perfetta: “Gli uomini non cambiano”.

Mia Martini
Mia Martini

Non c’è gara: però i giudici si inventano l’escamotage: intanto invece del Premio della Critica (erano già troppi?) arriva la Targa d’oro del Comune di Sanremo, e al posto del primo premio c’è la medaglia d’argento. Si inventano vincitore Luca Barbarossa (discreto artista, per carità) con la assolutamente dimenticabile “Portami a ballare”.

Mia Martini cerca di assorbire l’ennesimo colpo, ma nulla sarà più come prima: l’artista che incanta i palcoscenici italiani (monumentale la tournée con Roberto Murolo ed Enzo Gragnaniello) avrà il riconoscimento solo post mortem: a lei è intitolato dal 1996 il Premio della Critica del Festival, lei alla quale la Palma d’Oro non l’hanno mai voluta dare.

Eppure, dopo 35 anni, “Almeno tu nell’universo” la cantano ancora tutti, perfino sul palco dell’Ariston quando a farci (ri)sentire la pelle d’oca furono prima Elisa e Fiorella Mannoia e poi Tiziano Ferro.