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Natale con le note di Erica Piccotti: "Ci piace l’idea di dispensare regali in musica"

La giovanissima artista romana, 24 anni, sarà la solista nei sette concerti con l’Orchestra della Toscana. "Il pregiudizio nell'approccio alla musica classica? Si supera solo portando i giovani in sala"

di GIOVANNI BALLERINI -
22 dicembre 2023
10 Erica Piccotti

10 Erica Piccotti

Buon Natale… Meglio se in musica. Ci ha pensato l’Orchestra della Toscana che, sotto la guida del suo direttore principale Diego Ceretta, propone un tour di 7 concerti in altrettanti teatri fra Toscana ed Emilia Romagna.

La solista Erica Piccotti: un talento in ascesa

Étoile solista per l’occasione la talentuosa violoncellista Erica Piccotti, che è nata a Roma nel 1999 e si è imposta all’attenzione nazionale debuttando a 13 anni per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, e a quella internazionale, con la designazione del prestigioso premio ICMA 2019 come "Giovane artista dell’anno". Mentre nel 2013 è stata designata Alfiere della Repubblica dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
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Piccotti ha esordito sulla scena musicale a 13 anni (Ph. Laure Jacquemin)

Da quel momento Piccotti ha bruciato le tappe: ha condiviso il palcoscenico con artisti del calibro di sir András Schiff, Mischa Maisky, Gidon Kremer, Itamar Golan, Mario Brunello, Salvatore Accardo, Bruno Giuranna. Dopo essersi formata fra il Conservatorio di Roma, l’Accademia Stauffer di Cremona e la Chigiana di Siena, Erica ha inciso per Warner Classics, è stata più volte ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche della Rai. Ha tenuto live in festival prestigiosi e nei teatri più importanti sia italiani che esteri, dal Teatro alla Scala alla Carnegie Hall di New York, dalla Wigmore Hall alla Konzerthaus di Berlino. "Con l'Orchestra della Toscana ho avuto il piacere di lavorare già nel 2019. Mi piace l’atmosfera familiare e sinergica che si respira fra questi giovani che hanno voglia di preparare i concerti. Anche con il direttore, Diego Ceretta che a 27 anni è quasi un mio coetaneo, visto che io di anni ne ho 24, mi sono trovata bene". Erica sarà quindi in tour con l’Orchestra Marchigiana dall’11 al 17 gennaio 2024; con la Malta Philarmonic Orchestra prima a Roma mercoledì 24 gennaio (Auditorium della musica Ennio Morricone), poi a Bologna giovedì 25 gennaio (Auditorium Manzoni) e quindi il 27 gennaio 2024 a Milano per la Società del Quartetto.

I concerti di Natale con l'Orchestra della Toscana

Ma torniamo ai concerti di Natale. La violoncellista romana sarà protagonista con l’ORT sabato 23 dicembre alle 21 al Teatro Garibaldi di Figline e domenica 24 dicembre alle 17 al Teatro Verdi di Firenze con un programma che, dopo le Variazioni su un tema rococò di Cajkovskij, partitura tanto amata quanto temuta dai violoncellisti, passerà al Divertimento K. 136, piccola pagina scritta da Mozart nel 1772, a sedici anni, in uno stile semplice, cristallino, alla maniera italiana. Chiude il programma la Sinfonia n. 8 di Dvorák, esponente di spicco della scuola nazionale boema.
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La violoncellista romana durante un concerto

  Erica, con l’Ort sarete i babbi Natali del pentagramma? "Ci piace l’idea di dispensare regali in musica, in giro per la Toscana ed Emilia Romagna con questi concerti". Crede ancora a Babbo Natale? "Ho smesso di crederci una quindicina di anni fa, neanche da tanto quindi, considerato che ora ho 24 anni. Non è stato Babbo Natale a regalarmi il primo violoncello a 5 anni, ma i miei genitori, insieme a una grande passione per la musica".

Musica classica e disparità di genere

Per una giovane che è diventata famosa in poco tempo, che mondo è oggi quello della musica classica che fino a poco fa veniva considerato molto austero? "Ingiustamente, ma anche oggi la considerazione da parte delle giovani generazioni in generale è quella. C’è, insomma, ancora un errore di comprensione e di approccio alla musica classica, che viene superata solo portando i giovani in sala. Seguendo qualsiasi concerto dal vivo ci si accorge che l’emozione che si prova è davvero intensa. La musica classica poi coinvolge e si sente la tensione, la sinergia, che coinvolge i musicisti sul palco. Per quanto mi riguarda insomma nella classica non c’è nessun tipo di austerità". A questo mondo capita di interrogarsi rispetto alle differenze di genere, ai femminicidi? "Sono temi non facili da affrontare. Io mi pongo come tutte le altre donne, cerco di far sentire la mia voce. Se ci sono problemi, se vedo ingiustizie, le vivo sulla mia pelle. In ogni caso, credo che la cosa più importante sia sempre parlare, chiedere aiuto e non rimandare il problema. Perché bisogna affrontarlo di petto e far notare anche le prime manifestazioni di intolleranza, che poi spesso sfociano in cose più gravi come i femminicidi. Casi limite sempre più diffusi, ma che nascono da episodi più piccoli, da alterazioni del comportamento a cui sarebbe bene fare più caso, non sottovalutare mai". Fra violoncellisti ormai si vive una parità di genere? "In realtà non penso che ci siano abbastanza violoncelliste, ma ancora una forte predominanza maschile su questo strumento. Negli ultimi anni si stanno facendo notare più violoncelliste, ma fino a qualche anno fa era più raro e nell’800 dovevano suonare addirittura con le gambe chiuse, posizionate di lato. Questa inutile posa metteva le donne in difficoltà anche sullo sviluppo della tecnica. Un’assurdità.
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Per Erica Piccotti è importante affrontare qualsiasi forma di discriminazione di genere, non lasciando correre le forme di intolleranza o disparità

Nelle ultime generazioni stanno facendosi spazio tante musiciste valide, ma questo non toglie ci sia ancora più di qualche pregiudizio nei loro confronti. Non a caso c’è chi che ancora sostiene che il violoncello sia uno strumento in cui è necessaria soprattutto tanta forza fisica e che gli uomini abbiano più suono. Io credo non sia così e che il violoncello necessiti tanta ricerca, ma anche rilassamento, profondità".

Un'artista cosmopolita

Lei è famosa per la poesia e la grinta che mette nelle sue esecuzioni? "Così dicono. Io penso di esprimermi al massimo nelle performance dal vivo perché ogni volta si crea un’energia incredibile con il pubblico. Le registrazioni sono una cosa diversa, noi musicisti nasciamo per i live, non a caso la pandemia è stata per noi un grande periodo di difficoltà. Il concerto si crea dal contatto con il pubblico, ogni set è diverso perché anche il pubblico è diverso, cerchiamo attenzione e la troviamo dialogando con il pubblico attraverso la musica". Lei come fa a creare tanta empatia con la platea? "Cercando di rendere la musica che suono più trasparente possibile, traducibile, immediata. Per farla arrivare facilmente agli altri musicisti, all’ascoltatore". Come mai ora si perfeziona in Germania? "Per seguire un insegnante, Frans Helmerson ho frequentato l’ambitissima Kronberg Academy e attualmente studio con J.P.Maintz all’Universitat der Kunste di Berlino. Cercavo un ambiente più stimolante e credo di esserci riuscita. Mi sono diplomata molto presto a Roma e ho fatto tante masterclass con studenti da tutto il mondo. Volevo continuare a frequentare gente più brava di me, musicisti stimolanti, e questo mi ha portato a rimanere fuori dall’Italia. Ora vivo a Berlino che è una città cosmopolita e un bel centro per la classica, con un’offerta musicale ampissima e tanti concerti. Io per il momento suono soprattutto in Italia, ma non solo. Mi auguro di riuscire a continuare a espandere la mia attività in tutta Europa. Nel frattempo sono felice che il mio paese non si sia scordato di me".
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Erica,, nata a Roma nel 199, per inseguire la sua passione oggi vive in Germania

Musica attraverso i secoli

Ultimamente interpreta il suo repertorio con un violoncello Ettore Soffritti, 1925, Ferrara. Fa la differenza suonare uno strumento così prezioso? "In realtà ho avuto fra le mani violoncelli molto più antichi e preziosi: ho avuto strumenti del ‘600 e suonato due Stradivari. Ma, percepisco questo Soffritti, che ha solo cento anni, come uno strumento davvero giovane e atletico. Quelli antichi portano con sé una voce che si è creata in centinaia di anni, grazie ai musicisti che li hanno suonati e plasmati, ma mi trovo benissimo anche con questo strumento giovane che ho modo di plasmare a mia immagine e somiglianza". Ha mai composto qualcosa o preferisce la carriera dell’interprete? "Non ho nemmeno mai provato a comporre. Mi piace più interpretare. Cerco di capire cosa avrebbe voluto esprimere il compositore con quelle note e il mio lavoro è avvicinarmi il più possibile a quello che penso avrebbe voluto evocare chi ha composto la musica che interpreto". Il jazz, il rock o la etnica la interessano? "Nel mio tempo libero ascolto tanta musica. Amo molto il jazz, anche il rock, sono una grande fan dei Pink Floyd e dei Beatles. Mentre l’elettronica e i nuovi generi mi lasciano interdetta".

Il programma concertistico con l'Ort

Erica, come avete scelto il repertorio che proponete? "Mi hanno interpellato solo per la parte di cui sarò protagonista, cioè le Variazioni su un tema rococò di Cajkovskij. Un autore che spesso viene affiancato al Natale grazie al famoso 'Schiaccianoci'. La sua è una musica che crea a meraviglia atmosfere invernali, specie nel brano che abbiamo scelto, che è un gioiello del repertorio violoncellistico, un brano raffinato, che racchiude il virtuosismo, ma anche la liricità dell'autore. Poi l’Ort eseguirà il Divertimento K. 136: scritto nel 1772 da Mozart e la Sinfonia n. 8 di Dvorák".
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Erica Piccotti si esibirà da solista nei 7 concerti in 7 teatri tra Toscana e Emilia Romagna

Continua a trovarsi bene sia nel repertorio contemporaneo che in quello barocco? "Noi musicisti giovani abbiamo il ruolo di suonare di tutto, soprattutto compositori contemporanei, che sono forse più di nicchia e inusuali. Ma, io amo molto anche la musica antica, spaziare da questa alla contemporanea. Il periodo in cui mi sento più me stessa è il romanticismo specie quello tardo, ma mi sento a mio agio quando sento che ho modo di esprimermi a 360 gradi". Come ha fatto a diventare famosa, così giovane? "Non lo so. Forse per i tanti premi che ho ricevuto, ma soprattutto perché riesco a lasciare il segno e la gente che viene ad ascoltarmi se ne accorge. Si ricorda di me, di questa violoncellista che suona nella maniera più trasparente possibile, una musica traducibile, nel senso che arriva facilmente, con intensità, all’ascoltatore".