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"Un professore", la serie Rai che racconta la scuola per come dovrebbe essere

Mentre il ministro Valditara pubblica il concorsone a punti per gli insegnanti, la fiction con Alessandro Gassmann convince grazie

di MARGHERITA AMBROGETTI DAMIANI -
15 dicembre 2023
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Nell’epoca in cui i canali “in chiaro” della tv sembrano appartenere a un’epoca remota, cristallizzata nel tempo e troppo poco intrinsecamente immediata per trovare spazio nel presente, il servizio pubblico, in attesa del Natale, sul primo canale propone la seconda stagione di una fiction che, sin dagli esordi, ha dimostrato di funzionare in termini di share e pure agli occhi dei più disinteressati nei confronti dei prodotti per il piccolo schermo. Si tratta di “Un professore”, serie diretta da Alessandro D'Alatri nella prima stagione e da Alessandro Casale nella seconda, e prodotta da Rai Fiction in collaborazione con Banijay Studios Italy. Protagonista assoluto Alessandro Gassmann nei panni di un professore di filosofia (Dante Balestra) fuori dagli schemi e dai tradizionali canoni. Con lui, un gruppo di studenti che fanno lo slalom tra problemi quotidiani, dinamiche adolescenziali e un mondo sempre meno accogliente e inclusivo.

La serie "Un professore"

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La serie Rai ha come protagonista Alessandro Gassmann nei panni di un insegnante di filosofia

Temi sociali, relazionali, sentimentali: è questo l’asset valoriale di un plot che molto assomiglia a quello che la politica ha l’ambizione di fare portando l’educazione all’affettività nelle scuole. Nella classe di Gassmann il rapporto tra insegnante e studenti è paritario, franco, aperto, libero. L’apprendimento è finalizzato esclusivamente alla crescita personale e non alla mera acquisizione di nozioni. Un cammino che pone al centro la filosofia e la considera strumento per decrittare l’oggi. Ogni puntata, un pensatore. Dall’esistenza autentica di Heidegger alla bellezza di Hume, passando dall’esistenzialismo di Montaigne, dall’ambientalismo di Thoreau e oltre. Un melting di cultura alta narrata in chiave estremamente pop e, per questo, capace di essere catturata senza troppo sforzo. Di sicuro, un’operazione culturale degna di nota, che riesce a far capire quanto, grazie al pensiero e alla parola, sia possibile sormontare qualunque tipo di ostacolo. Nella trama, anche il racconto di famiglie allargate che hanno trovato pace, madri sole (ndr Claudia Pandolfi che nella serie interpreta la compagna del professore), giovani alle prese con la propria identità sessuale, donne che aiutano le donne. Sullo sfondo, una scuola che accetta -obtorto collo- il modello Balestra ma non lo contempla, un sistema ancora ancorato a schemi ottocenteschi, che traccia un solco tra insegnante e studente e che considera la classe un luogo sacro, in cui difendere la distanza siderale tra banchi e cattedra.
 
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La fiction calata nella realtà: dove riesce e dove no

Quella di “Un professore” ricorda l’idea di scuola promossa dal “Marco Polo” di Firenze e dal preside Ludovico Arte e, forse del tutto involontariamente, ha l’ambizione di diventare un faro per chi a una scuola ingessata non vuole arrendersi. Un prodotto televisivo che va in onda proprio nei giorni in cui intere schiere di aspiranti insegnanti sono venuti a conoscenza della pubblicazione dei bandi relativi a concorsi per la scuola dell’anno in corso. Dall’11 dicembre al 9 gennaio, sarà possibile inviare la domanda per diventare insegnanti della scuola dell’infanzia, primaria o secondaria con le nuove modalità previste dal PNRR. Il bando prevede l’assunzione in ruolo di oltre 30.000 docenti e pare che il Ministero sia in attesa dell’autorizzazione per un ulteriore contingente di circa 14.000 posti. Ammessi anche i candidati che - oltre al titolo di studio necessario per l’accesso alla classe di concorso richiesta - nei 5 anni precedenti abbiano svolto almeno 3 anni di servizio nelle istituzioni scolastiche statali (di cui almeno 1 nella specifica classe di concorso) oppure abbiano conseguito entro il 31 ottobre 2022 i famigerati 24 CFU/CFA.

Il concorsone

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Il nuovo concorso del ministero dell'Istruzione prevede l'assunzione di 30mila insegnanti

Il concorso prevedrà una prova scritta e una orale. Quella scritta, da svolgere in modalità “computer based” in 100 minuti, sarà composta da 50 quesiti a risposta multipla sulle conoscenze e competenze in ambito pedagogico, psico-pedagogico e didattico-metodologico. Il test comprenderà anche domande finalizzate ad accertare la conoscenza della lingua inglese e le competenze digitali. La prova orale, invece, avrà il compito di accertare il grado di conoscenza e di competenza del candidato nella disciplina per la quale partecipa, le competenze didattiche generali, la capacità di progettazione, l’uso delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali. Introdotta anche una lezione simulata, prova pensata per valorizzare, nella selezione, la verifica delle effettive capacità didattiche dei candidati. Una selezione dalla quale, c’è da sperare, che possano uscire insegnanti alla Dante Balestra, capaci non solo di strappare lungo i bordi ma di spaginare, coinvolgere, appassionare, educare, insegnare, trasmettere contenuti e metodologie, passione e voglia di essere da essa contagiati. Un esercito pacifico di persone capaci di fare la differenza, di rendere la scuola un posto bello, in cui sentirsi a casa e non respinti. Le 'modalità di reclutamento' non promettono niente di buono ma, c’è da giurarlo, il capitale umano può essere in grado di stupirci e regalarci “Natale in un qualsiasi lunedì”, per dirla con le parole della colonna sonora della serie. Restando in ambito filosofico, Ernst Bloch ci direbbe che la speranza è qualcosa che vale la pena mettere al centro del proprio pensiero a una condizione: che desti quella che lui chiama la “funzione utopica”. Che sia foriera, cioè, di un’azione, della messa in atto di una strategia o di un comportamento finalizzato a generare il bene in cui si spera. Chissà che partire dal modello Balestra non sia un piccolo, timidissimo ma utile passo.