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"Un trapianto di fegato mi ha salvato la vita"

La storia di Filippo Laganà, figlio dell'attore Rodolfo Laganà, è diventata un film: "Amici per la pelle"

di GIOVANNI BOGANI -
1 gennaio 2024
“Sono arrivato davanti alla morte, e poi qualcuno ha deciso che non era il turno mio. Mi sembrava scortese andarmene adesso, con ancora tante cose da fare…”. Chi parla è Filippo Laganà, giovane attore e figlio d'arte, salvato grazie a un trapianto.

Aido e la donazione di organi

Da quando ha vissuto la sua esperienza, terribile e straordinaria, è diventato un testimonial di Aido, l’associazione italiana dei donatori di organi. “Sì: Aido sta facendo una battaglia importantissima per la donazione di organi. In questo momento se rinnovi la carta di identità ti viene fatta una domanda: vuoi donare gli organi? Aido cerca di eliminare questa domanda e trasformarla in: non vuoi donare gli organi? Con i tuoi organi, dopo che sei morto, che ci devi fare? Invece, con una donazione puoi salvare sette vite”. E ha preso fiducia nella sanità italiana. La nostra sanità viene tanto massacrata, ma quando si tratta di cose serie interviene e interviene con la massima qualità” dice Filippo Laganà. Lo intervistiamo nella nave che da Capri lo sta riportando sulla terraferma, dopo aver ricevuto un premio.

Il film che racconta l'esperienza di Filippo Laganà

Si chiama “Amici per la pelle” il film nel quale Filippo Laganà interpreta se stesso. E racconta la sua esistenza di ragazzo che, a 26 anni, di colpo precipita nel tunnel di una malattia rara, fino a quando, il 28 gennaio 2019, un trapianto di fegato gli salva la vita. Il film, adesso su Raiplay, è stato distribuito in molti paesi all’estero e ha spinto alcuni governi – quello albanese, fra gli altri – a rendere i trapianti disponibili gratuitamente nel servizio sanitario nazionale.
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Filippo Laganà con in mano il premio ricevuto a Capri (Instagram)

Filippo è un ragazzo di 29 anni, con un sorriso che s’illumina di continuo, mentre racconta la sua storia. Al festival “Capri, Hollywood” è stato premiato dal regista Jim Sheridan – “Il mio piede sinistro”, “The Boxer” – con il Best Debut Award. Filippo Laganà è un giovane attore in ascesa: figlio d’arte, il padre è Rodolfo Laganà, uno degli allievi di Gigi Proietti e del suo laboratorio teatrale. Nel film, il padre è interpretato da Massimo Ghini, mentre Nancy Brilli è la madre. La regia è di Pierluigi Di Lallo. Filippo, com’è andata la storia? Quella vera, che poi ha raccontato nel film. “Durante un viaggio negli Stati Uniti, nel 2019, ho avvertito dei fortissimi dolori addominali. Pensavo a una indigestione, a un colpo di freddo: ma i dolori non passavano. Il responso dei medici è stato terribile: l’unica speranza di sopravvivere era un trapianto di fegato d’urgenza”. Che tipo di malattia era? “Una malattia genetica rara di cui non ero assolutamente a conoscenza. L’ho saputo in maniera un po’ brutale”. È avvenuto tutto in fretta, dopo… “Sì: in quattro giorni. Non ho avuto neanche il tempo di rendermi conto. Data la gravità del caso, mi hanno messo in testa alla lista delle persone in attesa di trapianto. Dovevano operarmi subito, e comunque i rischi erano altissimi. Mi hanno operato, ed eccomi qua”.
 
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La nuova vita dopo il trapianto

Anche il post operazione non deve essere stato semplice… “Ci ho messo un anno per riprendermi, sono arrivato a pesare quaranta chili, che per un ragazzo di un metro e novanta sono pochi. Alla fine del film ci sono delle immagini vere di me in ospedale, e si può comprendere meglio in quali condizioni fossi”. Come si chiama la malattia di cui soffriva? Sindrome di Wilson: un paradosso, per un romanista sfegatato come me, avere una malattia col nome dello storico capitano della Lazio…”. E il sorriso si riaccende. Ha scoperto la sanità italiana. Che non è così male come la si dipinge. “Non solo: ma mi permetto di ricordare che in Italia questo intervento è gratuito, pagato dalle nostre tasse. In America solo l’intervento costa 800.000 dollari. In più ci sono le spese per i ricoveri, le parcelle e tutto il resto. Noi in Italia siamo molto fortunati”. Dove è stato operato? “A Tor Vergata, a Roma. La nostra sanità è vero che è in grande difficoltà, ma non ci mancano medici e competenze. E riesce a fare grandissime cose”. Quante persone sono in attesa di un trapianto in Italia? “Ci sono ottomila persone in lista d’attesa. E ognuno di noi può salvare una di loro”. Come è arrivato a farne un film? “Un produttore mi ha chiesto di raccontare la mia storia: ma non immaginavo che la avrei interpretata proprio io. Rivivere le stesse scene, gli stessi momenti a distanza di tre anni è stata un’esperienza pazzesca. Il film è stato visto da due milioni di persone in tv e adesso sta facendo il giro del mondo. Se potrà servire a incoraggiare i trapianti e a essere d’aiuto per le persone che adesso stanno affrontando un problema come il mio, ne sarò felice”.