
A oggi alcune aziende preferiscono pagare delle multe piuttosto che assumere persone autistiche
In occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo, ieri mattina Palazzo Madama ha ospitato la conferenza “Autismo e Lavoro, whatever it takes”, un evento promosso dal Senatore Maurizio Gasparri, insieme all’associazione In&Aut ETS. La giornata di lavori ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e della politica (di diverse aree di appartenenza), oltre ad esponenti del mondo imprenditoriale e accademico, tutti accomunati da un unico, chiaro obiettivo: promuovere un nuovo modello di inclusione lavorativa per le persone con disabilità, centrato su collaborazioni che superino i tradizionali steccati di partito.
La “certificazione d’inclusione”

Fin dall’apertura dei lavori è emerso come l’intento principale sia quello di incentivare la creazione di un sistema condiviso e duraturo, capace di valorizzare i punti di forza delle persone con disabilità. Il Ministro delle Riforme, Elisabetta Alberti Casellati, ha sottolineato quanto la proposta di legge che introduce la “certificazione d’inclusione” non rappresenti soltanto un passaggio formale, ma piuttosto un cambiamento culturale. L’idea di attribuire un riconoscimento ufficiale a quelle aziende che scelgono di assumere persone con disabilità punta a trasformare l’inclusione in un’opportunità concreta, abbandonando la concezione dell’assunzione come un pesante obbligo da assolvere. Nel suo intervento, la stessa Casellati ha ricordato l’esperienza maturata quando, da Presidente del Senato, accolse i ragazzi di PizzAut a Palazzo Madama: un segnale importante che, oggi, continua a ispirare progetti di inclusione efficaci.
Cambiare prospettiva
Alla conferenza hanno preso parte anche figure politiche di diversi schieramenti. Il Senatore Gasparri, promotore dell’iniziativa, ha evidenziato come sia fondamentale cambiare prospettiva: l’assunzione di persone con disabilità non deve più essere vissuta come un peso, ma come una risorsa. Le Senatrici Simona Malpezzi (Partito Democratico) e Fiammetta Modena (Forza Italia, Gruppo Disabilità e Sociale) hanno entrambe sottolineato la necessità di un sostegno ampio e condiviso, che permetta di tradurre questa proposta in una norma incisiva e realmente applicabile. In questa direzione si è mosso anche Francesco Vaia, componente dell’Autorità Garante per i Diritti delle Persone con Disabilità, ribadendo che serve uno sforzo congiunto a più livelli per garantire che i diritti acquisiti non restino sulla carta.
L’importanza di un ambiente di lavoro accogliente
La voce del mondo produttivo e imprenditoriale ha contribuito a rendere ancora più tangibile l’impegno di questa svolta normativa. Numerosi esponenti aziendali hanno portato le proprie testimonianze di inclusione già in atto, spiegando come un ambiente di lavoro accogliente e attento alle specificità di ciascun individuo possa risultare vantaggioso anche da un punto di vista economico e competitivo. È stato affrontato il tema cruciale della formazione mirata, di cui ha parlato in particolare il professor Nanni Presti - dell’Università di Enna - per sottolineare che l’inclusione non può essere improvvisata, ma va costruita su competenze scientifiche e percorsi formativi personalizzati.
Cosa dice la proposta di legge
Uno dei fulcri della proposta di legge è l’istituzione della “certificazione d’inclusione”, uno strumento sperimentale valido per il triennio 2026-2028. L’idea è quella di premiare concretamente le aziende che si impegnano a includere persone con disabilità nelle proprie fila e, soprattutto, a mantenerle nel tempo con progetti di sviluppo professionale. La creazione di un sistema premiale, secondo quanto emerso nel dibattito, dovrebbe incoraggiare un vero e proprio salto culturale: al posto di limitarsi a pagare multe o a cercare stratagemmi per aggirare l’obbligo di assunzione, le aziende avranno l’opportunità di ottenere benefici fiscali, tra cui l’esonero contributivo e un credito d’imposta. Per completare il quadro, viene poi introdotta la figura del Disability Manager, che assumerà il compito di guidare e monitorare i percorsi di inclusione nelle imprese di maggiori dimensioni.
Cosa succede ai benefici?
Il carattere trasversale della proposta si rispecchia nella convergenza di forze politiche diverse, decise a superare le contrapposizioni tradizionali per raggiungere un risultato condiviso. Nel corso dell’evento è stata rimarcata anche la necessità di individuare soluzioni che tutelino le persone con disabilità dal timore di perdere tutele assistenziali qualora inizino un percorso lavorativo. Per questo, si pensa a un meccanismo che permetta di sospendere temporaneamente la pensione di invalidità, evitando che l’ingresso nel mondo del lavoro diventi una scelta che porta a rinunciare in modo permanente a un beneficio essenziale.
In&Aut ETS
Nelle parole di Francesco Condoluci, giornalista e vicepresidente di In&Aut ETS, la rivoluzione culturale prospettata dal disegno di legge mira a far sì che l’inclusione non sia più un fastidioso obbligo burocratico, ma un fattore premiato dallo Stato e riconosciuto come valore aggiunto dalle stesse imprese. La partecipazione di tanti soggetti alla conferenza di Palazzo Madama ha trasmesso la chiara sensazione che questo tema sia ormai pronto a diventare una priorità politica concreta, condivisa da tutti i partiti e sostenuta dalle istituzioni a ogni livello.
L’adesione espressa dal Presidente del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, ne è un’ulteriore prova, così come l’intervento da remoto di Nico Acampora di PizzAut e del cantante Elio, che hanno raccontato esperienze già in atto di inclusione reale. Il testo di legge, che vede tra i firmatari i Senatori Ternullo e Gasparri, si inserisce nel solco tracciato dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dalle recenti leggi italiane in materia. Il provvedimento prevede un investimento economico finalizzato a coprire gli oneri dei benefici fiscali e l’introduzione della figura del Disability Manager, con risorse che verranno in parte rimodulate da fondi già esistenti. La speranza espressa da tutti i protagonisti della conferenza è che questa proposta, nel passaggio parlamentare, possa trovare l’appoggio di tutti i gruppi politici, trasformandosi in uno strumento efficace per far compiere all’Italia un ulteriore passo avanti verso la piena inclusione lavorativa delle persone con disabilità. L’obiettivo dichiarato è dare vita a una riforma condivisa e concretamente attuabile, capace di coniugare il valore sociale dell’inclusione con le esigenze del mercato del lavoro, aprendo la strada a un futuro in cui nessuno resti indietro.