Contro demenza e Alzheimer servono reti, non eroi solitari: Teseo e il filo della cura

A Milano vivono oltre 25.000 anziani che soffrono di malattie degenerative della memoria: queste persone e le loro famiglie combattono ogni giorno. Un’associazione ha creato due guide e un centro d’ascolto per aiutarli ad affrontare la quotidianità

di ARNALDO LIGUORI
4 aprile 2025
Il 60% dei nuclei familiari over 80 sono monocomponente: creare una rete sociale intorno a loro è fondamentale

Il 60% dei nuclei familiari over 80 sono monocomponente: creare una rete sociale intorno a loro è fondamentale

C’è un male subdolo che ruba i nomi, confonde i volti e smarrisce la memoria. Si chiama demenza, si chiama Alzheimer, ma quel che più conta è che si chiama solitudine. Perché, nonostante le diagnosi, le medicine, i bollettini statistici e le ricerche scientifiche, troppe persone – malati e familiari – restano da sole a combattere un mostro che non si vede ma che divora pezzo per pezzo un’esistenza.

Milano, città che ha conosciuto il progresso ma anche l’indifferenza delle metropoli moderne, ha deciso di sfidare questo abbandono con qualcosa che somiglia molto al buon senso: una rete. Un progetto. Un nome antico come il mito greco, ma concreto come un numero di telefono o una guida stampata. Si chiama Teseo – Una comunità che cura, ed è uno degli ottimi tentativi che la sanità sociale lombarda ha messo in campo negli ultimi anni.

Due guide per orientarsi

Il Progetto è stato presentato ufficialmente a Palazzo Marino, nella sala Brigida, ma la sua importanza va ben oltre il cerimoniale. Perché non promette miracoli, né nuovi ospedali, né tecnologie da copertina: promette vicinanza, ascolto, strumenti utili e mani tese. Finanziato dalla Fondazione Cariplo e partito nel luglio del 2023, Teseo non inventa nuovi servizi: li connette. Non fonda nuovi centri medici: li rende accessibili. 

Due sono le gemme pratiche di questo labirinto assistenziale: due guide (scaricabili a questo link). La prima è per chi la demenza la vive sulla propria pelle: si intitola “Vivere bene con la tua malattia”. La seconda è per chi vive accanto, giorno e notte, a chi dimentica tutto: si chiama “Prendersi cura di una persona con demenza”. Sono strumenti snelli, chiari, modulari. Non manuali da studiare, ma bussole da tenere a portata di mano. “Abbiamo voluto realizzare strumenti pratici e di facile utilizzo, che permettano a chiunque di trovare rapidamente le informazioni di cui ha bisogno, senza dover affrontare lunghi testi complessi”, ha spiegato Alessandra Mosca, psicologa e psicoterapeuta tra gli autori dei testi.

Un centro d’ascolto e di aiuto

E poi c’è la vera rivoluzione silenziosa: la centrale operativa. Niente chatbot, niente algoritmi, niente intelligenze artificiali. Qui ci sono persone. Umani che rispondono ad altri umani. Psicologi, case manager, operatori sociali che prendono in carico la famiglia, la ascoltano, la orientano. “Spesso bastano poche informazioni giuste per fare la differenza tra il sentirsi smarriti e il sapere di poter contare su una rete di aiuto solida e vicina”, ha detto Emanuele Tomasini, clinico del progetto.

Già 600 persone sono state seguite, superando l’obiettivo iniziale. E non si tratta solo di numeri. Si tratta di anziani veri, nomi e cognomi, madri e padri, che possono restare in casa propria un giorno in più, una settimana in più, grazie a una rete che funziona. È la politica del possibile, quella che dovrebbe ispirare ogni amministrazione. L’assessore al Welfare del Comune di Milano, Lamberto Bertolé, lo ha detto chiaramente: “I dati, infatti, ci dicono che il 60% dei nuclei familiari over 80 sono monocomponente. Creare reti di sostegno e strumenti concreti di supporto è quindi fondamentale per evitare che la solitudine accentui una situazione già critica”.

Oltre 25 mila casi di demenza

A Milano, gli over 65 sono oltre 300 mila, i casi di demenza stimati almeno 25 mila. In Lombardia si sfiorano i 200 mila. Cifre da capogiro, che cresceranno insieme all’aumentare dell’aspettativa di vita. La vera sfida, oggi, non è moltiplicare le residenze, ma ritardarle, e se possibile evitarle, con un supporto domiciliare degno di questo nome.

Il Progetto Teseo, sviluppato da Fondazione Don Gnocchi (capofila), Sociosfera Onlus, Caritas Ambrosiana, Associazione per la Ricerca Sociale e Airalzh Onlus, unisce sanità, ricerca, sociale e comunità in una stessa partita. E non è un caso che il nome scelto richiami il mitico eroe greco: perché in questo labirinto moderno, il mostro non è solo la malattia. È lo smarrimento, l’abbandono, il sentirsi invisibili. Ma qui il filo di Arianna c’è. E si chiama rete di prossimità.

Lo dice anche il sito internet – oggi più attivo che mai, con decine di richieste dirette, anche da semplici cittadini – che la gente ha fame di orientamento, di risposte, di parole comprensibili. Di una mano, insomma. E allora, che sia Milano a dare l’esempio. Che altre città guardino a Teseo non come a un’eccezione, ma come a un modello replicabile, concreto, giusto. Perché la demenza toglie i ricordi, sì. Ma noi, come società, abbiamo il dovere di non dimenticare chi dimentica. E magari, nel silenzio di una cucina qualsiasi, con una guida tra le mani e un numero da chiamare, una figlia, un marito, un nipote, potranno finalmente sentirsi meno soli. E questo non è poco.

Autopromo