Iran, il ritorno (ufficiale) della polizia morale: donne senza velo nel mirino

A 10 mesi dalle proteste dopo la morte di Mahsa Amini le autorità annunciano il ripristino ufficiale dei pattugliamenti in strada

Marianna Grazi
Attualità
17 luglio 2023
morality_police_reuters

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Le forze della polizia morale torneranno a pattugliare le strade delle città iraniane per punire le donne che non osservano l'obbligo di indossare l'hijab.

Il ritorno dopo dieci mesi della polizia morale

Lo ha annunciato domenica 16 luglio il portavoce della polizia Saeed Montazermahdi, citato dalla tv di Stato. Le pattuglie, istituite dopo la Rivoluzione islamica del 1979, erano scomparse dalle strade dopo la morte di Mahsa Amini, deceduta proprio durante la custodia della polizia a seguito del suo arresto a settembre 2022.
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Per circa 10 mesi, dopo la morte della 22enne Mahsa Amini mentre era sotto custodia delle autorità, le forze dell'ordine incaricate di sorvegliare la moralità erano praticamente scomparse

"Coloro che non rispettano le regole saranno affrontati e perseguiti dalla magistratura", ha spiegato Montazermahdi, annunciando il ritorno delle temute pattuglie - a piedi e in auto - a presidio della "moralità".

Poliziotte contro le donne senza velo

Nei giorni scorsi, sui social network sono state pubblicate foto e video - la cui autenticità non ha potuto essere verificata in modo indipendente dalla France Presse - che mostrano poliziotte in chador che ammoniscono e arrestano le donne che non indossano il velo. "No, la polizia morale non è stata smantellata in Iran", ha dichiarato su Twitter il giornalista di Le Point, Armin Arefi. Che poi ha pubblicato il video dell'annuncio da parte del portavoce. Il quotidiano riformista Shargh ha riferito che a quattro donne è stato recentemente ordinato di "frequentare corsi di psicologia", "pulire gli ospedali" ed è stato "vietato di guidare per due anni", dopo essere state giudicate colpevoli. Una sorta di condanna ai servizi sociali, quindi.

La battaglia sull'hijab non si ferma

La morte della 22enne di origine curda, a settembre, ha scatenato un vasto movimento di protesta con manifestazioni in diverse città a ottobre e novembre. Dopo una pesante repressione, in cui sono stati uccisi più di 500 manifestanti e quasi 20mila arrestati, all'inizio di quest'anno si sono in gran parte placate.
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In tutto il mondo ci sono state manifestazioni in solidarietà con le donne iraniane

Sette uomini sono stati giustiziati per il loro coinvolgimento nelle proteste. Criticata dai manifestanti, negli ultimi mesi la polizia morale era in gran parte scomparsa dalle strade, a dicembre, si è persino diffusa la notizia - poi smentita - che fosse stata sciolta.  La battaglia sull'hijab, nel frattempo, è diventata un potente grido di rivolta, con le donne che hanno giocato un ruolo di primo piano nelle proteste e continuano a portare avanti la loro rivoluzione, mostrandosi scoperte senza velo soprattutto a Teheran e nelle principali città. Diverse celebrità iraniane (e non solo) si sono unite alle proteste, tra cui importanti registi e attori. Alcune attrici sono state arrestate dopo essere apparse in pubblico senza hijab o aver espresso sostegno alla rivolta. In un caso recente Azadeh Samadi è stata bandita dai social media e un tribunale le ha ordinato di sottoporsi a un trattamento psicologico per "disturbo antisociale della personalità" dopo essersi presentata a un funerale due mesi fa con un cappellino in testa.
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Nonostante le proteste in Iran si siano placate le donne continuano a mostrarsi senza velo nei luoghi pubblici, portando avanti la rivolta contro gli obblighi imposti dal regime

Le autorità, però, hanno insistito per tutta la durata della crisi che le regole non erano cambiate. I leader clericali iraniani considerano il velo un pilastro fondamentale della rivoluzione islamica che li ha portati al potere e ritengono che un abbigliamento più casual sia un segno di decadenza occidentale.