La storia di Andrea Spezzacatena diventa un film contro il bullismo

Ad annunciarlo è la casa produttrice Eagles. La sceneggiatura sul ragazzo dai pantaloni rosa sarà scritta insieme alla madre Teresa Manes

di ILARIA VALLERINI -
25 luglio 2023
Andrea Spezzacatena, la storia del ragazzo dai pantaloni rosa diventa un film

Andrea Spezzacatena, la storia del ragazzo dai pantaloni rosa diventa un film

Per il prossimo anno Eagle Pictures produrrà la storia di Andrea Spezzacatena, il 15enne che si tolse tragicamente la vita il 20 novembre 2012, dopo essere stato bullizzato dai suoi coetanei per i suoi pantaloni rosa e unghie colorate. La madre, Teresa Manes, ha partecipato alla stesura della sceneggiatura del film, le cui riprese inizieranno a marzo. Il cast, secondo quanto riferito da Roberto Proia, direttore esecutivo per la distribuzione di Eagles Pictures (come riportato da Hollywood Reporter), non è stato ancora deciso.
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Teresa Manes insieme al figlio Andrea

Mamma Teresa: "Il bullismo non è una ragazzata"

"All'epoca dei fatti non si parlava del fenomeno come oggi. Nessuno aveva mai inquadrato la vittima collusiva come lo è stato Andrea che rideva di se stesso pur di fare parte di un gruppo", scrive Manes su Facebook. Andrea fu trovato da suo fratello minore Daniele, di dieci anni, con il corpo ancora legato alla sciarpa con la quale il ragazzo scelse di togliersi la vita, appendendosi alle scale di casa, appena sei giorni dopo aver compiuto 15 anni.
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Andrea Spezzacatena

Al liceo Cavour di Roma Andrea veniva appellato come "il ragazzo dai pantaloni rosa". Sua madre Teresa li aveva erroneamente scoloriti con la candeggina. Un bucato non riuscito per cui Andrea, invece che arrabbiarsi, si era mostrato divertito e aveva indossato volentieri quel capo. Questi, però, sarebbero stati al centro di mesi di derisioni e di cyberbullismo: lui additato come gay – forse senza neanche esserlo – addirittura su un profilo Facebook dedicato appunto al "ragazzo dai pantaloni rosa" e creato ad ho per prenderlo di mira. Spezzacatena amava anche indossare lo smalto colorato. Smalto che fu additato anche da una professoressa di scuola come inopportuno. "Mio figlio è morto - prosegue nel messaggio su Facebook la sua mamma - e se continuo a raccontare i particolari di questa nostra tragedia è per far sì che non ci sia più nessuno coi prosciutti davanti agli occhi. Il bullismo non è una ragazzata".

Andrea Spezzacatena e la gogna pubblica sui social

I coetanei bulli definivano Andrea con numerosi appellativi, tormentando il ragazzo anche con una pagina Facebook creata ad hoc affinché i suoi aguzzini potessero riverberare la gogna vessatoria verso l’adolescente anche sui social. "Quando un figlio si suicida vieni ingoiato da una valanga di sensi di colpa - scrive Manes -. Poi scoprì l'esistenza di una pagina Facebook dove veniva etichettato come 'Il ragazzo dai pantaloni rosa' che aprì lo scenario del bullismo. Anzi del cyberbullismo.
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La storia del ragazzo dai pantaloni rosa diventa un film

Solo che i like su quella pagina erano solo 27, troppo pochi per essere considerati come influenti e determinanti una scelta tanto estrema. Non si è tenuto conto però che quel numero poteva essere rappresentativo di un gruppo classe, ad esempio".

Cogliere i segnali

"Eppure i segnali c'erano... L' alopecia di cui mio figlio soffriva, le unghie che si mangiava, i cattivi voti che, da un certo punto in poi, erano arrivati a scuola... Solo che io all'epoca pensai ad uno sciampo orticante o allo spaesamento iniziale dovuto al passaggio ad una scuola, statale, mista. In fondo, lui poi era stato bravo a recuperare", scrive mamma Teresa. "Quanto alle unghie - aggiunge -, quando mi chiese il permesso di riprendere gli studi di pianoforte, gli consigliai di iniziare prima ad avere cura delle sue dita, di modo da avere pure il tempo di organizzarmi con la spesa. Questi erano segnali visibili che io però ho confuso. E poi c'erano quelli che abbiamo scoperto dopo, nelle chat , quando si confidava con gli amici, parlando di autolesionismo. Segnali che, però, anche loro non hanno saputo cogliere. Ha provato con tutte le sue forze, dicevo, a restare in piedi. Ma poi qualcosa si è spezzato". Teresa Manes, l'anno successivo alla scomparsa di suo figlio ha pubblicato il libro "Andrea oltre il pantalone rosa" (Graus Edizioni, 2013). Di recente, invece, ha aperto una pagina dove dispensa consigli su come riconoscere le avvisaglie di inquietudine nei ragazzi vittime di bullismo. Per arrivare in tempo laddove è ancora possibile.