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"Più formazione per i giudici": la sentenza assolve dallo stupro due 19enni

La Cgil Toscana chiede maggiore specializzazione sulla violenza di genere. D’Elia (Pd) e Zanella (Avs): "Il fraintendimento non può cancellare il reato". Vagnoli: "Violenza di stato, non 'sentenza shock'"

di CAMILLA PRATO -
18 agosto 2023
sentenza assoluzione

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"Si chiama violenza di stato, non 'sentenza shock'". L'attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli non fa sconti, su Instagram, commentando la decisione del tribunale di Firenze che a marzo ha assolto due 19enni dall'accusa di violenza sessuale su una ragazza di 18 anni, durante una festa in casa poco fuori città. A destare scalpore, in queste ore, sono le motivazioni del Gup: i ragazzi non sono condannabili "per errore sul fatto che costituisce il reato". Ovvero i due hanno avuto un'errata percezione del consenso della vittima, essendo questa ubriaca e avendo già frequentato in passato uno dei due.

Carlotta Vagnoli: "Smettiamo di chiamarla sentenza shock"

"Nelle ultime settimane abbiamo assistito alla pubblicazione di sentenze innegabilmente sessiste. Quella dei '10 secondi', quella sulla mancanza di autostima della vittima (entrambe tribunale di Roma), lo sconto di pena al femminicida di Carol Maltesi poiché lei avrebbe avuto una condotta - cito - disinibita, quest’ultima del tribunale di Firenze", continua Vagnoli nel post.
 
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L'autrice toscana sottolinea, citando Maria Bonaventura (giudice delle due preoccupanti sentenze del tribunale di Roma), che "le decisioni prese dai giudici sono responsabilità di chi le emette, che deve godere di autonomia e indipendenza" e quindi "continuare a ignorare che serva una formazione a giudici e magistrati sui reati derivanti dalla cultura dello stupro è da criminali". "Tutte queste sentenze - prosegue Vagnoli - fanno emergere una totale, preoccupante ignoranza sul concetto stesso di consensualità", perché si ignora "come la matrice di questi reati sia il possesso, non la confusione, non la goliardia, non l’essere disinibite. La giurisprudenza viene fatta da persone, cresciute anch’esse in una società patriarcale. Senza scardinare preconcetti universali, non si otterranno mai sentenze scevre da questa visione sessista e colpevolizzante".

"Serve maggiore formazione dei magistrati"

"Maggiore attenzione e specializzazione da parte dei magistrati sula violenza di genere e in particolare sulla violenza sessuale". È la richiesta della Cgil Toscana dopo la pubblicazione delle motivazioni che assolvono dall’accusa di stupro di gruppo ai danni di una ragazza, all’epoca dei fatti minorenne, consumato da due giovanissimi nel 2018 in una festa alla Rufina. "Le sentenze – spiegano dalla Cgil Toscana – non si commentano si usava dire, ma stavolta non si può rimanere in silenzio, siamo colpite profondamente. La vicenda conferma purtroppo, e non ne avevamo bisogno, a danno di un’altra donna, la insufficiente attenzione e specializzazione, relativamente a tutti i gradi del processo.
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Per la Cigli toscana serve una maggior formazione e attenzione dei magistrati

Per questo occorre dare corso, con forza e tempestività, alle linee di indirizzo del Csm che non ha mancato di confermare ‘la valenza irrinunciabile della specializzazione degli uffici’ – requirenti e giudicanti – che trattano i procedimenti relativi ai reati di violenza di genere". I due imputati, appena maggiorenni, difesi dagli avvocati Neri Cappugi e Cesare Martucci, e un terzo, giudicato separatamente (procedimento conclusosi con la messa alla prova) avrebbero agito 'condizionati da un’inammissibile concezione pornografica delle loro relazione con il genere femminile – scrive il giudice nella sentenza – forse derivante da un deficit educativo e comunque frutto di una concezione assai distorta del sesso'".

Il fraintendimento sul consenso non cancella il reato

Ma nonostante questo deprecabile atteggiamento, prosegue il giudice, essi 'hanno quindi errato nel ritenere sussistente il consenso' della ragazza. "La formazione obbligatoria – concludono dalla Cgil – e qualificata deve costituire inoltre un presupposto inderogabile per il magistrato delegato a trattare questa materia. Questo il minimo sindacale che pretendiamo perché possa essere assicurata giustizia".
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L'articolo 609 ter del codice penale stabilisce che sia un'aggravante della violenza sessuale quando questa è commessa "con l’uso di sostanze alcoliche"

Sul caso si è espressa anche la vicepresidente della Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio, Cecilia D’Elia. "È importante ribadire che il ‘fraintendimento’ del consenso non può cancellare il reato". Secondo Luana Zanella, segretaria commissione sul femminicidio, invece «la sentenza del Tribunale di Firenze, per quel che apprendiamo, è molto inquietante perché demolisce un concetto fondamentale stabilito anche dalla Convenzione di Istanbul: quando non c’è il consenso della donna l’atto sessuale è sempre uno stupro».