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Il 1° maggio è la festa del lavoratori. Ma considerando il tasso di occupazione al femminile in Italia e tutta una serie di stereotipi duri a morire, che limitano, frenano, e precludono l’accesso a determinati ruoli, le donne hanno davvero qualcosa da festeggiare? Ben poco, se si guarda alla parità retributiva uomo-donna e ai ruoli al vertice e di potere. Il recente rapporto Irpet sui ‘Divari di genere in Toscana’ ha tracciato un quadro ben poco roseo: una donna su due non lavora perché è impossibilitata, per forza di cose, a conciliare la famiglia con gli orari professionali, e si trova quindi ad essere “costretta” a scegliere tra marito, figli e lavoro, e molto spesso è quest’ultimo ad essere penalizzato. Un dato che rispecchia tristemente quello italiano. Non va meglio per chi un lavoro ce l’ha e anche le competenze per assumere posizioni di ruolo: in Italia fare carriera e puntare al vertice resta ancora un miraggio. Sempre secondo questo rapporto, le manager al femminile risultano essere appena il 28 per cento del totale e, come se non bastasse, la pandemia, ha peggiorato le cose, e rallentato nel mercato del lavoro il superamento del cosiddetto gender gap.

Nei campi agricoli e soprattutto al Sud Italia le donne sono vittime di sfruttamento e caporalato
Agricoltura, donne vittime di sfruttamento e caporalato
Altra piaga, il lavoro che quando c’è non è regolamentato, anzi è in nero oppure oggetto di sfruttamento, soprattutto nei campi agricoli e soprattutto al sud. Ed è proprio per riflettere su questo tema che a Roma il 3 maggio, alle ore 10, presso la Sala Tevere della Regione Lazio, si terrà un incontro pubblico per riflettere e discutere di ‘Donne vittime di sfruttamento e caporalato in agricoltura’. Promosso dalla capogruppo della Lista Civica Zingaretti Marta Bonafoni, dopo i saluti istituzionali dei due assessori, Enrica Onorati all’agricoltura e pari opportunità, e Claudio Di Berardino al lavoro, il dibattito avrà gli interventi di diversi relatori che tracceranno la situazione e affronteranno il problema da più fronti. Michele Azzola della Cgil, Marco Omizzolo, Fabio Ciconte dell’associazione ambientalista Terra!, Margherita Romanelli di We World, Salvatore Stingo di Confcooperative Fedagripesca Lazio, Carmela Morabito di Parsec. “Molto spesso, gli studi e i fatti di cronaca ci mostrano come siano proprio le donne a pagare il prezzo più alto di questa situazione di sfruttamento e privazione dei diritti più basilari - commenta la consigliera Bonafoni -. In questi anni, anche grazie alla nostra azione in consiglio regionale e al lavoro della Giunta, abbiamo compiuto un deciso passo in avanti, arrivando all’approvazione di una specifica legge per contrastare questo fenomeno. Ma la strada per garantire i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori è ancora lunga, ha bisogno di determinazione, di confronto e di fare rete. Anche questo è il senso dell’incontro di martedì’’. C’è un’altra piaga, ancora poco nota, che si va facendo pericolosamente spazio: quella del cosiddetto ‘caporalato digitale’, che non riguarda solo i comparti del corrierato, del magazzino e dei trasporti a lunga percorrenza, ma anche lo stesso lavoro in agricoltura. Dove i trasporti e gli alloggi, essendo intermediati da algoritmi, non risultano essere immuni da segnali di grave sfruttamento. E proprio per far fronte al rischio che l’intelligenza artificiale in generale possa trasformarsi in uno strumento senza controllo del tutto simile, o addirittura peggiore, del caporalato tradizionale, la Commissione Lavoro di palazzo Madama sta pensando a proposte normative.
Isolamento, alienazione, legami virtuali, intensificazione del lavoro. Lo smart working in Italia è per le donne molto working e poco smart