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Raid ad un matrimonio gay in Nigeria: "Qui non siamo in Occidente"

Si è trattato di una delle più grandi repressioni di massa nel Paese africano: 67 persone sono state arrestate. E il caso di Ekpan è solo l'ultimo di tanti

di EDOARDO MARTINI -
1 settembre 2023
In Nigeria sono state fermate più di 200 persone per aver partecipato ad un matrimonio gay (Instagram)

In Nigeria sono state fermate più di 200 persone per aver partecipato ad un matrimonio gay (Instagram)

Continua la repressione degli omosessuali in Nigeria. Nella città di Ekpan, nello Stato del Delta, sud del Paese, più di 200 persone sono state fermate per aver partecipato a un matrimonio gay, come previsto dalle leggi draconiane del Paese africano. Sono addirittura 67 quelle arrestate.
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La normativa anti-gay introdotta nel 2013 prevede fino a quattordici anni di reclusione per chi contrae matrimonio con persone dello stesso sesso (Instagram)

Il matrimonio gay

I "sospetti gay", scrive l'Ap sul proprio sito web, sono stati arrestati intorno alle 2 del mattino, durante un evento in cui due di loro si sono sposati, ha detto ai giornalisti il portavoce della polizia Bright Edafe, aggiungendo che l'omosessualità "non sarà mai tollerata" nello Stato africano. Ma non è tutto: come confermato dalle autorità locali, i volti e i nomi dei detenuti saranno esibiti al pubblico, in una sorta di parata della vergogna o di manifesto a monito per scoraggiare altri ad imitarli. A scoprire l'evento sono stati degli agenti che stavano pattugliando la zona e che hanno incontrato un uomo vestito da donna, che ha a sua volta dichiarato di essere un attore, prima di confessare di essere lì per le nozze gay. "Abbiamo visto due sospetti e c'è una registrazione video in cui stavano celebrando il loro matrimonio", ha proseguito il portavoce nel corso di una conferenza stampa.
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"Non possiamo copiare il mondo occidentale perché non abbiamo la stessa cultura", ha proseguito il portavoce della polizia (Instagram)

"Siamo in Africa, in Nigeria. Non possiamo copiare il mondo occidentale perché non abbiamo la stessa cultura", ha continuato aggiungendo che i sospettati saranno indagati con un procedimento penale. L'ufficio nigeriano di Amnesty International, nel frattempo, ha condannato gli arresti e ha chiesto "la fine immediata di questa caccia alle streghe".

La grande repressione in Nigeria

La comunità omosessuale deve fare i conti con la grande repressione orchestrata dalle autorità. Gli arresti di persone gay sono ormai una consuetudine in Nigeria, dove la legge proibisce non solo i matrimoni omosessualil ma anche le relazioni stesse tra persone dello stesso sesso. La normativa anti-gay, introdotta nel 2013, prevede fino a dieci anni di carcere per chi appartiene a un'organizzazione Lgbtq+ e fino a quattordici anni di reclusione per chi contrae matrimoni.
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I sondaggi mostrano che il 91% della popolazione nigeriana sostiene che lo 'stile di vita queer' sia inaccettabile (Instagram)

Quello registrato a Ekpan, infatti, non è un caso isolato. Alla fine del 2022, la polizia nigeriana ha arrestato 19 persone per aver organizzato nozze gay: sono finite in manette quindici donne e quattro uomini tra i 20 e i 24 anni. Con la stessa accusa e medesima pena furono arrestate 11 donne nel 2018 e 12 uomini nel 2015 nella città di Kano. Non sono mancate le testimonianze di violenze e vessazioni, fino a vere e proprie torture nei confronti dei membri della comunità arcobaleno.

Un paese inospitale per la comunità Lgbtq+

La Nigeria è un Paese che non offre alcuna protezione legale ai diritti Lgbtq+. I dati dei sondaggi mostrano una forte disapprovazione sociale verso l'omosessualità e il transgenderismo, con una percentuale che arriva fino al 91% della popolazione a sostenere che lo 'stile di vita queer' sia inaccettabile, stando ai dati del Pew Research institute del 2019. La condizione di vita per questa comunità è quindi estremamente difficile. La minaccia di violenza è costante, e l'accesso a servizi di base come l'istruzione, la sanità e l'alloggio è gravemente compromesso. Molte persone sono costrette a fuggire all'estero in cerca di protezione e di una vita dignitosa.