
Larzana, uno dei tre paesi che compongono il comune di Tre Ville, in provincia di Trento
Se avete in mente di cambiare vita, ma non sapete da dove cominciare, siete nel posto giusto. In Trentino, esistono luoghi in cui potreste beneficiare di 100mila euro a fondo perduto solo per viverci. L'iniziativa, pensata per combattere lo spopolamento, ha tutte le caratteristiche per diventare una tendenza destinata a dilagare.
Per ora, l'offerta riguarda alcuni piccoli borghi all’ombra delle Dolomiti e, se tutto andrà come previsto, la proposta dovrebbe essere approvata nelle prossime settimane. Grazie alle risorse stanziate dalla Provincia autonoma di Trento, il progetto potrebbe, quindi, in breve tempo, trasformarsi in una concreta opportunità di ripopolamento e coesione sociale.
Non tutto quel che brilla è oro
Come ha spiegato Ileana Olivo, dirigente provinciale dell’unità di missione che ha individuato i luoghi coinvolti e seguirà i nuovi residenti nel loro percorso, non ci sono limiti di reddito per accedere al contributo. L’unica vera condizione è la volontà di diventare cittadini attivi, contribuendo alla vita comunitaria.
Tuttavia, quel che luccica non è sempre oro. I Comuni interessati sono piccoli, spesso isolati, e necessitano di interventi significativi per tornare ad essere attrattivi. Luoghi che potrebbero rifiorire anche con pochi nuovi nuclei familiari, ma che pongono interrogativi sulle reali possibilità di integrazione e sviluppo.
Come funziona il contributo
Dal punto di vista pratico, la misura funziona così: chi acquista o ristruttura un immobile per viverci o per affittarlo a canone moderato a lavoratori o nuovi residenti per almeno dieci anni potrà beneficiare del contributo. Nei 33 paesi individuati, le case disponibili sono molte, ma quasi tutte da ristrutturare. Chi decide di riqualificare un’abitazione può ottenere fino a 80mila euro su una spesa complessiva di 200mila euro. Se si acquista una casa, oltre al sostegno per la ristrutturazione, si può contare su un incentivo ulteriore fino a 20mila euro.
Oltre agli incentivi economici
Tutto molto interessante, ma c’è un punto fondamentale da considerare: perché, negli anni Venti del Duemila, invece di sfruttare appieno il potenziale del digitale, non proviamo a rivitalizzare i piccoli borghi rendendoli veri hub connessi al resto del mondo?
Potrebbe essere un’idea rivoluzionaria, capace di ridefinire il concetto stesso di lavoro da remoto. Ma per rendere questa transizione possibile, servono investimenti strutturali. Oltre agli incentivi economici, è indispensabile garantire servizi essenziali: presidi medici, trasporti, scuole, connessioni internet veloci, infrastrutture efficienti.
Amministrare oggi è un’impresa complicata, ma proprio per questo servono politiche che non si limitino a spingere nuove persone a trasferirsi in queste aree, ma che lavorino per costruire condizioni affinché restare non sia una scommessa, ma una scelta sostenibile.
Ripopolamento e visione a lungo termine
Incentivare il ripopolamento delle aree marginali è necessario e parlarne è fondamentale. L’Italia è piena di borghi a rischio abbandono, mentre nei grandi centri urbani molte persone sacrificano la qualità della vita per una sopravvivenza spesso frustrante.
Per questo, più che conquistare nuovi territori, sarebbe opportuno ripensare le dinamiche sociali ed economiche che rendono questi luoghi poco attrattivi. Gli investimenti sono necessari, ma il vero valore è la comunità che resiste e cresce nel tempo, generando cultura, tradizione e futuro. Se vogliamo davvero dare una nuova vita ai piccoli borghi, dobbiamo ripartire da qui: non solo incentivi, ma visione.