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Vannacci: "Sono a fianco degli omosessuali, rivendico l'anormalità"

Non si pente di nulla, crede fermamente in tutto ciò che ha scritto in 'Mondo al contrario'. Il generale ha solo una critica: "Le mie parole strumentalizzate"

di MARIANNA GRAZI -
17 agosto 2023
Il generale Roberto Vannacci

Il generale Roberto Vannacci

"La frase sugli omosessuali viene da uno, ovvero io, che è scappato tutta la vita dalla normalità: per questo dico che sono a fianco degli omosessuali nella caratteristica di essere al di fuori della normalità". Parola di Roberto Vannacci, l'ex numero uno della Folgore, militare esperto e oggi a capo dell'Istituto geografico militare di Firenze.

Vannacci: "a fianco degli omosessuali, rivendico l'anormalità"

Il Generale di Divisione, nell'occhio del ciclone mediatico per il libro Mondo al Contrario, in cui lancia pesanti attacchi alla comunità Lgbtq+, alle femministe, all’ambientalismo, ai clandestini e alle persone nere, ribadisce la propria posizione: "Sono un esponente delle forze speciali e rivendico l'anormalità, nel senso che ho fatto cose che la gente normale non fa.
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"Cari omosessuali, normali non lo siete", il pesante attacco del comandante (Ansa)

Per questo dico che sono a fianco degli omosessuali in questo. Nel libro spiego che l'anormalità non è migliore o peggiore, non è buona o cattiva". Peccato che già considerare 'anormale' un orientamento sessuale rispetto a un altro sia una discriminazione. Quindi di buono, nelle sue parole, non c'è proprio nulla. Il 54enne ci tiene, però, a sottolineare la sua vicinanza alla comunità Lgbt, essendo anche lui cresciuto fuori dai canoni della 'normalità'. Non vuole certo passare per razzista o omofobo! "Gli omosessuali - insiste - non sono normali tanto quanto non lo sono io. Sono una persona che ha fatto scelte diverse, cose diverse di cui vado fiero. E sarei altrettanto fiero se fossi omossessuale". Loro, invece, probabilmente non ne sarebbero affatto contenti, visto il soggetto e il linguaggio usato nel suo volume. Che, anche ad occhio profano, non si può non definire omofobo, sessista e discriminatorio. Giusto? No, secondo lui non si tratta affatto di affermazioni offensive o volgari: "Mi sono solo posto una domanda: è possibile che l’unica parola ammessa per definire l’omosessualità, ossia gay, debba essere mutuata da un’altra lingua? Se lei va sul vocabolario della lingua italiana e cerca come si definisce l'omosessualità maschile, vocaboli tutti categorizzati come espressione volgare o hate speech", spiega. Bisognerebbe chiedere alla controparte cosa ne pensa, se una persona omosessuale si sente maggiormente rappresentata dalla parola gay o da quella di 'anormale'...

Razzismo? "No, ma non mi si venga a dire che siamo tutti uguali"

Il militare non risparmia nessuno, e attacca anche "le discutibili regole di inclusione e tolleranza imposte dalle minoranze" e "il lavaggio del cervello di chi vorrebbe favorire l’eliminazione di ogni differenza compresa quella tra etnie, per non chiamarle razze".
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Il generale durante la missione del contingente italiano in Iraq

Alcune frasi destano particolare scandalo. Come quando scrive che "Paola Enogu è italiana di cittadinanza, ma è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità". Non è razzismo questo? Secondo il 54enne no. E argomenta, in un'intervista: "Mi sono battuto in giro per il mondo per il mio Paese e accanto a molti popoli. Ne ho salvati tanti, sono stato al loro fianco. Non ho nulla contro queste etnie, lo do per scontato e non lo devo dimostrare. Parla per me la mia carriera. Quando ho combattuto contro lo stato islamico in Iraq non mi sono tirato indietro per gli iracheni, l’ho fatto come se fosse la mia casa. L’ho fatto anche in Afghanistan, in Ruanda, in Somalia dove ho curato l’addestramento dei somali filogovernativi, ci ho vissuto insieme, dormito insieme, abbiamo combattuto insieme. Non ho alcun pregiudizio su alcuna popolazione. Però non mi si venga a dire che siamo tutti uguali perché non lo siamo. Il mondo è bello anche per la sua diversità".

"Le mie frasi sono state travisate"

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Il libro autoprodotto del generale, "Il mondo al contrario"

Vannacci non torna indietro su nessuna delle affermazioni messe nero su bianco sul libro, crede in tutto ciò che ha scritto, nonostante l'indignazione generale. E propri su Il Mondo al contrario, il testo uscito lo scorso 10 agosto, sentenza: "Lo riscriverei senza alcun problema. Non ho mai avuto paura delle mie opinioni e le posso sostenere davanti a chiunque. Questo non vuol dire che non sia pronto a ricredermi su alcuni aspetti se qualcuno mi fa ricredere". "Le critiche non mi disturbano affatto e al ministro Crosetto non replico, mi attengo a quelle che sono le sue disposizioni", dichiara convinto. Ma una cosa che lo disturba, in queste ore, c'è: "Ciò che mi procura disagio è la strumentalizzazione: sono state estratte frasi dal contesto e su queste sono state costruite storie che dal libro non emergono. Sono amareggiato dalla decontestualizzazione e dal processo a delle opinioni".