Il canestro di Alessandro Sbuelz: “Lo sport ti dà una via d’uscita”

Il campione 20enne di basket in carrozzina, è entrato in art4sport nel 2019 e fa parte di fly2paris: “La nazionale non si è qualificata ma sarò a Parigi a fare il tifo ai miei compagni e compagne”

di MARIANNA GRAZI -
28 aprile 2024
Alessandro Sbuelz (Ph. Bizzi Team)

Alessandro Sbuelz (Ph. Bizzi Team)

La voglia di ripartire ha sempre fatto parte di lui. Quella stessa voglia di trasformare i sogni in realtà, con il lavoro quotidiano, l’impegno e i sacrifici.

Alessandro Sbuelz è una delle rivelazioni del campionato di basket in carrozzina 2023/2024. Trionfatore con la Briantea84 con un ruolo da protagonista nelle finali playoff che hanno regalato al suo team lo scudetto, il classe 2004 ha addirittura vinto il premio di MVP nelle Finals.

Una passione, quella per la pallacanestro, nata all’età di sei anni e sempre viva nel cuore del ragazzo che fa parte di fly2paris, progetto di art4sport Onlus, ideata nel 2009 da Bebe Vio Grandis con i genitori Teresa Grandis e Ruggero Vio.

E se anche il ventenne non potrà assaporare il sogno a cinque cerchi da protagonista a Parigi (l’Italia ha perso il PreOlimpico con il Canada), la sua presenza nella capitale francese sarà garantita proprio dal progetto lanciato dall’associazione di Mogliano Veneto, che permetterà a tutti i 17 atleti del team, qualificati e non, di vivere direttamente dalla città ospitante l’atmosfera olimpica.

Alessandro Sbuelz (Ph. Bizzi Team)
Alessandro Sbuelz (Ph. Bizzi Team)

Alessandro, partiamo proprio dalle Paralimpiadi. Che cosa significano per lei?

“Un’esperienza unica, che ho avuto modo di ammirare solamente da ‘esterno’. Anche se quest’anno l’Italia non è riuscita qualificarsi, grazie a fly2paris sarò comunque presente a Parigi, con la speranza di partecipare alla prossima edizione con la nostra Nazionale. Ho già avuto modo di capire che cosa significhi il progetto fly2 di art4sport con fly2tokyo, anche se in quel caso non c’è stata la possibilità di andare in loco, vivendo l’atmosfera olimpica insieme a Bebe e agli altri schermidori. Inoltre, con molti di loro mi sono anche allenato insieme a Tor di Quinto. Conoscevo già tutti, ma in particolare è stato bello vedere da vicino il loro processo di preparazione e poi ritrovarmeli in televisione per le gare. Ho la consapevolezza che sia un’esperienza differente da tutte le altre”.

Che cosa le trasmettono e lasciano in dote questi eventi sportivi?

“Sicuramente tante opportunità. Hai modo di vedere tanti atleti, competizioni di ogni tipo. Sono sicuro che a Parigi sarà un’esperienza indimenticabile. In ogni caso è difficile da spiegare, perché si tratta di un’esperienza totalizzante”.

Ha un idolo in particolare?Patrick Anderson, giocatore del Canada, a cui ‘ruberei’ molte caratteristiche tecniche. Poi c’è Steve Serio, con cui ho la fortuna di giocare insieme. Un professionista incredibile. Quando mi approccio a questi campioni sono come una spugna, voglio carpire ogni dettaglio. Detto questo, sono più che curioso di conoscere anche atleti che praticano altre discipline”.

Patrick Anderson (Angela Burger/Canadian Paralympic Committee)
Patrick Anderson (Angela Burger/Canadian Paralympic Committee)

Ci racconti come è nato il suo amore con il basket “Il basket fa parte della mia vita da quando avevo 6 anni. Sin da piccolo ho sempre giocato anche con i più grandi, perché in realtà mi sono avvicinato a questo sport insieme a mio fratello, che ha due anni in più. Scendevo in campo con i 2002, i 2003 e i miei coetanei del 2004, facevo tre campionati. A 14 anni ho voluto tentare di fare il salto di qualità, cambiando e andando alla San Paolo Ostiense, un team molto prestigioso, che già conoscevo in precedenza. I miei nonni sono di Roma e, con questo nuovo club, mi sono ritrovato proprio vicino a casa dei miei. Ho fatto un anno di Under 15 ed Eccellenza, che era il massimo campionato che un atleta della categoria Under potesse fare, mi sono divertito e ho dato molto”.

Poi arriva l’incidente in moto nel 2019…

"Sì, era il mio primo anno di liceo e poi, il 16 maggio del 2019, tornando dagli allenamenti ho avuto un incidente in scooter con mio padre. Era un giovedì sera, mi stavo dirigendo verso casa e questa macchina ci ha travolti, ho perso la gamba di netto. Sono stato ricoverato poi al Policlinico universitario Gemelli e da lì ho iniziato la riabilitazione. Ho trascorso due settimane al Gemelli e, successivamente, un mese e mezzo alla Fondazione Santa Lucia, dove ho svolto la riabilitazione protesica e sportiva. Lì ho conosciuto il basket in carrozzina con il Santa Lucia Basket. Due settimane dopo l’incidente, ho subito scoperto questa nuova ‘forma’, che ho apprezzato immediatamente. Con la protesi sono ripartito da zero e ho abbracciato questo sport. Da lì non ho più smesso, ho iniziato a giocare con il Santa Lucia a settembre e lì sono rimasto per tre anni, fra Serie A e Serie B, poi con la pandemia di Covid c’è stato qualche problema societario. L’anno scorso ho scelto di trasferirmi e ho disputato il primo campionato di Serie A da protagonista. A quel punto è arrivata la chiamata Briantea84, che si è interessata a me e mi ha offerto un’opportunità che non ho voluto lasciarmi scappare, anche perché avevo già intenzione di cambiare città, anche per poter studiare al Politecnico di Milano”.

Insomma, è andato in uno dei club più prestigiosi d’Italia… “La Briantea84 è una società importante, che mi ha aperto le porte a una nuova dimensione del basket. Mi sono trovato in una squadra di campioni, giocatori esperti, e quindi all’inizio mi sono messo a disposizione. Non mi importava troppo il minutaggio, quanto piuttosto carpire i segreti dai miei compagni per migliorare. Quando il livello è così alto, c’è molto da imparare”.

Alessandro Sbuelz (Ph. Bizzi Team)
Alessandro Sbuelz (Ph. Bizzi Team)

Qualche giorno fa, oltre al campionato con la tua squadra, ha vinto anche un premio individuale. Di che cosa si tratta? “Con la Briantea84 abbiamo disputato e vinto le Finali Scudetto di campionato contro il Santo Stefano, squadra marchigiana. Sono molto orgoglioso di essere stato scelto come MVP delle Finals, ovviamente il successo di squadra viene prima di tutto, ma vedere riconosciuto quanto fatto in campo è sempre motivo di enorme soddisfazione.

Torniamo al 2019, l’anno che le ha cambiato la vita. Come ha reagito? “Io dico sempre che ho avuto la fortuna di non svenire e ricordare tutto ciò che ho visto durante l’incidente. Mi sono reso conto di non avere più la gamba, non ho dimenticato nulla. In realtà, ora vedo tutto come una fortuna. Sapere cosa è successo mi ha permesso di svegliarmi dopo l’operazione avendo già metabolizzato l’accaduto. Quando ero in terapia intensiva pediatrica, con mia mamma e i miei fratelli, ricordo di aver raccontato loro alcuni aneddoti del mio viaggio che avevo trovato divertenti. Sono partito in quarta chiedendomi: ‘Ok, ora cosa posso fare?’ La cosa che più mi ha dato fastidio è il pensiero di non poter fare le cose di prima. Cercavo di capire come potessi riprendermele. Io volevo giocare a basket in piedi con la protesi, poi ho rinunciato perché mi sono accorto che amavo molto di più il basket in carrozzina”.

Ha sempre avuto quindi un atteggiamento più che propositivo…

“Fa proprio parte di me. Certo che ho avuto momenti negativi, ma ho sempre vissuto tutto ciò che mi è successo dicendomi che ce l’avrei fatta. Quando mi sono svegliato sul letto dell’ospedale stavo a pancia in su e non potevo muovermi, a quel punto mi sono detto di mettermi di lato, anzi, a pancia in giù, e così via. Ragionavo per ‘piccoli obiettivi’, passo dopo passo”. Com’è nato il suo legame con art4sport? “A giugno del 2019, un mese dopo l’incidente, mio padre si è incuriosito verso questo mondo, in funzione di capire cosa si potesse fare per ripartire. Così ha iniziato a chiedersi come funzionassero le protesi e quanto costassero. Poi, con mia mamma, ha visto un vecchio programma di Bebe, in cui si raccontava la storia di Andrea Lanfri, che svolgeva, e svolge tuttora, l’attività sportiva con le protesi. A quel punto, mio papà ha contattato art4sport chiedendo informazioni e Teresa Grandis e Ruggero Vio hanno risposto con un invito ai Giochi Senza Barriere (oggi WEmbrace Games, ndr). Siamo andati a Roma, abbiamo conosciuto tutti quanti e lì è iniziato il nostro rapporto. Ci siamo piaciuti subito. L’ambiente di art4sport ti regala tantissimo, è ricco, se sei una persona intraprendente ti ci trovi alla perfezione. Ci sono tanti ragazzi con storie per certi versi simili e per altri diverse, si possono condividere esperienze, problemi e trovare soluzioni insieme. In questo si è coinvolti non solo in prima persona, ma anche con le proprie famiglie. A ottobre del 2019 siamo saliti ufficialmente a bordo e da lì è cominciato tutto”.

Alessandro Sbuelz (Ph. Bizzi Team)
Alessandro Sbuelz (Ph. Bizzi Team)

E poi è entrato anche nel progetto fly2paris…

“Sì, è un progetto a cui sono legato e sono felice di farne parte. Ho l’opportunità di approcciarmi con tanti ragazzi che come me hanno il sogno di vestire la maglia azzurra alle Olimpiadi. Tutti con la passione per lo sport. A proposito, so quanto possa essere ‘facile’ chiudersi in se stessi per chi ha vissuto un’esperienza simile alla mia. Lo sport ti dà un impegno, una via d’uscita, ti può dare tantissimo”.

Dei suoi compagni, chi è il più divertente?

“Direi Edoardo Giordan, ma anche Lorenzo Marcantognini. L’aspetto più bello, e allo stesso tempo strano, è che in realtà noi ci vediamo pochissime volte, magari quattro all’anno, ma sembra che ci conosciamo da sempre. Poi c’è Riccardo Bagaini, che fa morire dal ridere. Con lui si ride, si scherza, sembra proprio una grande famiglia”.

Chiudiamo così: dove si vede Alessandro Sbuelz tra 30 anni? “Fino a poche settimane fa non pensavo nemmeno di giocare le finali, poi ho vinto il titolo. Io lavoro per ciò che amo, poi il futuro si vedrà. Conosco persone che dal nulla sono diventate importanti. Un esempio: Gazzoli racconta sempre come col sacrificio e l’impegno sia partito dal basso e ora lo sappiamo tutti, è forse il più importante podcaster in Italia…”.