Main Partner
Partner
Spettacolo

Carolina Cavalli: “Scrivere è un modo per entrare in contatto con me stessa e con gli altri”

di
Giovanni Bogani
Share

Si chiama Carolina Cavalli, ha un volto e un sorriso bellissimi, un’altezza da pallavolista e 17mila follower su Instagram. Eppure, è come se facesse di tutto per passare inosservata. Il sorriso lo mostra sempre, come a scusarsi. Di che, poi. Le gambe lunghissime le fa passare come se fosse in un balletto tutto suo, silenzioso, in mezzo ai tanti ragazzi e ragazze del Premio Solinas. La manifestazione che, nell’isola della Maddalena, in Sardegna, raccoglie giovani scrittori di film e serie televisive, in una specie di furibondo ruminare di idee, da cui nasceranno il cinema e la tv di domani.

Carolina aveva vinto una precedente edizione del premio. E adesso, dalla storia che aveva scritto, ha diretto un film, “Amanda” e per essere un lavoro d’esordio ha già percorso un cammino sontuoso: è stato presentato alla 79esima Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, e poi – unico film italiano – al festival di Toronto. Carolina irrompe, così, nel panorama ancora molto maschile del cinema italiano. Chiacchieriamo con lei, in uno spiazzo deserto, quasi da western all’italiana, dell’isola de La Maddalena.

Carolina Cavalli alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia

Carolina, come è arrivata alla scrittura per il cinema?
“Ho sempre saputo che scrivere era una gioia, per me. Il modo per entrare in contatto con me stessa e con gli altri. Sono andata a studiare Lettere e filosofia a Parigi. Poi ho iniziato a scrivere storie. Ho vinto il premio Solinas per la scrittura di serie televisive, e ho iniziato a scrivere ‘Zero’, la serie Netflix ispirata al libro di Antonio Dikele Distefano, su un gruppo di italiani di prima e seconda generazione”.

Ha scritto, da sola, anche la sceneggiatura del suo film d’esordio, “Amanda”, con Benedetta Porcaroli protagonista…
“Sì. Mi sono sentita completamente libera, in questo caso. Non avevo una ‘storia’ da raccontare, ma un personaggio. Una ragazza che fa fatica ad accettare il senso comune, una ragazza isolata, una ragazza che non accetta mai compromessi, e che non si dà mai per vinta”.

Quanto c’è di lei in Amanda?
“Mi piacerebbe essere come lei, ma io tendo più ad adattarmi”.

 

Con Benedetta Porcaroli avete delle affinità anche anagrafiche: due ragazze giovani, e già in pieno mare, in pieno cinema…
“Quando ho incontrato Benedetta – abbiamo fatto circa sessanta provini, per quel ruolo – ho avuto la netta sensazione che capissimo le cose nello stesso modo. E soprattutto, che vivessimo il personaggio di Amanda nello stesso modo”.

Il film uscirà il prossimo 13 ottobre. Ma contemporaneamente, un’altra uscita la riguarda…
“Sì! Esce il mio primo libro, ‘Metropolitania’, per Fandango Libri. È un romanzo grottesco, sulla ricerca del proprio posto nel mondo”.

Ha scelto, per la sua vita, il mestiere di sceneggiatrice, prima ancora che quello di regista. Le ore da passare davanti a un computer non le sono mai pesate?
“Mi sono sempre sentita a mio agio, a scrivere dieci ore al giorno. Anzi, spesso è fuori, nelle occasioni sociali che mi sento a disagio”.

Locandina di “Amanda” con Carolina Cavalli

Lei è molto giovane, è donna. Trova che il mondo del cinema parli ancora molto al maschile?
“Per quanto riguarda i registi, forse sì. Ma per quello che riguarda la scrittura, ci sono molte sceneggiatrici brave che riescono a lavorare. Ci sono ancora, sì, piccoli dettagli che tendono a minare l’autorevolezza del lavoro di una donna rispetto a quello di un uomo: dobbiamo insistere, affermare l’autorevolezza di ciò che facciamo”.

L’autore (o l’autrice) cinematografico che ama di più?
“Aki Kaurismaki, Roy Anderson, e in generale i registi che usano un’ironia spiazzante. Quel modo di dire tutto con una cosa piccolissima. L’ironia è un sollievo, nel cinema ma soprattutto nella vita”.