Il Messico depenalizza l'aborto: "Nessuna donna sarà più punita"

La Corte Suprema, facendo seguito a una decisione analoga di due anni fa ha invalidato gli articoli del codice penale che prevedevano il carcere per chi si sottoponeva alla procedura

di MARIANNA GRAZI -
7 settembre 2023
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Il Messico ha depenalizzato l'aborto in tutti e 32 gli Stati del Paese. La Corte Suprema ha infatti invalidato articoli e parti normative del Codice penale federale che prevedono il carcere per le donne che si sottopongono all'interruzione di gravidanza su tutto il territorio nazionale. La massima autorità di giustizia, si legge in un breve messaggio su X (già Twitter) ha dichiarato "incostituzionale il sistema giuridico che penalizza l'aborto nel Codice penale federale, perché viola i diritti delle donne e delle persone in gestazione".

La sentenza della Corte Suprema

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Le donne messicane esultano per la scelta della Corte Suprema di depenalizzare l'aborto (AFP)

La sentenza, votata all'unanimità dagli 11 membri della Corte, che avrà applicazione retroattiva, dovrà essere rispettata da qualsiasi autorità giurisdizionale e amministrativa, in particolare dal personale delle istituzioni sanitarie coinvolte nella pratica dell'interruzione di gravidanza e dagli agenti del Pubblico Ministero che ricevono denunce per questi fatti. Già due anni fa la suprema giuria dello Stato centro americano aveva stabilito che la criminalizzazione dell'aborto era incostituzionale. Quella dichiarazione faceva seguito a un ricorso costituzionale contro il codice penale dello Stato settentrionale di Coahuila, aprendo la strada alle donne di tutto il Paese a maggioranza cattolica per accedere alla procedura senza timore di essere perseguite.

Aborto depenalizzato: una vittoria per gli attivisti

Finora 12 dei 31 Stati del Messico hanno depenalizzato la procedura. Quella di mercoledì è l'ultima di una serie di conquiste ottenute gli attivisti per i diritti riproduttivi in tutta l'America Latina, regione dove la Chiesa cattolica continua ad avere una forte influenza e dove l'aborto è limitato o vietato in molti Paesi. In Nicaragua, Honduras, El Salvador, Repubblica Dominicana, Haiti e Suriname è imposto un divieto assoluto di ivg. Ma decenni di lotte hanno portato a importanti progressi per i pro-choice. L'Argentina ha legalizzato la procedura nel 2020 e la Colombia, un Paese altamente conservatore, ha seguito l'esempio due anni dopo.
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La sentenza dei giudici in Messico rappresenta un'importante vittoria per le attiviste femministe in America Latina

La decisione della Corte ha infatti segnato una grande vittoria per il Gire, un'organizzazione per i diritti alla procreazione con sede nella capitale, che ha portato avanti il ​​caso giudiziario contro lo Stato come parte di una campagna di riforma durata anni.

Le donne festeggiano

Le donne messicane si sono riversate sui social media mercoledì per festeggiare, postando emoji a forma di cuore verde, in riferimento al fiorente movimento femminista dell'America Latina. "Mi sembra un sogno. Sono la persona più felice del mondo in questo momento. Se non hai la possibilità di partorire, non puoi dirmi che sia giusto o sbagliato", ha detto Andrea Hernández, un'attivista di Città del Messico. Ma la sentenza non depenalizzerà automaticamente l'ivg nella legge del Paese. Le due camere del Congresso messicano dovranno ora riunirsi per approvare una legge di accompagnamento che elimini l'aborto dal codice penale. Il processo legislativo potrebbe essere veloce o richiedere anni, come è successo con la sentenza per legalizzare la marijuana nel 2018, che non è stata ratificata ufficialmente dal congresso fino al 2021, lasciando il possesso e il consumo ricreativo dell'erba in una zona grigia per tre anni. Tuttavia, la sentenza proteggerà da accuse penali sia le donne che cercano di abortire che i medici e infermieri coinvolti nella fornitura di cure per l'interruzione di gravidanza. "Nessuna donna o persona incinta, né alcun operatore sanitario, sarà punito per l'aborto", ha affermato il Gire in una nota.
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"Aborto fuori dal codice penale": lo slogan adottato dalle organizzazioni per i diritti riproduttivi in Messico

Si tratta, comunque, di un'importante passo avanti per le femministe messicane, che continuano a protestare contro i tassi altissimi di femminicidio, violenza sessuale e violenza domestica del Paese. "Abbiamo assistito a un aumento dei tassi di femminicidio dal 2006 e ancora di più dal 2014, e questa è solo una delle tante difficoltà che le messicane continuano ad affrontare", ha dichiarato Gina Jimenez, una ricercatrice di Data Cívica, che raccoglie dati sulla violenza contro le donne in Messico.

Messico e Stati Uniti mai così lontani

La sentenza messicana rappresenta anche un'ulteriore separazione tra il Messico e il suo vicino settentrionale, gli Stati Uniti, dove la Corte Suprema ha votato l'anno scorso scegliendo invece di abolire il diritto federale alla procedura (sancito dalla Roe v. Wade nel 1973). Questo ha consentito ai singoli governi di scegliere se vietare l'aborto e criminalizzare sia le donne che cercano di interrompere la gravidanza - anche se il feto non è vitale - sia i professionisti medici che forniscono aborti.
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La disperazione di due ragazze dopo la decisione della Corte Suprema Usa di rovesciare la Roe v. Wade sul diritto all'aborto

Quindici Stati americani hanno rapidamente approvato leggi che vietano la procedura già a sei settimane di gestazione, quando molte donne non sanno ancora di essere incinte. In Texas, ai residenti vengono addirittura offerti bonus in denaro se denunciano alle autorità una vicina per il reato di aborto. La sentenza negli Usa ha portato allo sviluppo di una rete di "Janes" che acquistano pillole abortive al banco in Messico e le spediscono a donne e ragazze bisognose negli Stati Uniti. Immediato anche l'aumento del turismo abortivo, sia verso altri Stati americani in cui la procedura è ancora legale, sia verso il Messico. La sentenza messicana di mercoledì potrebbe invogliare altre donne a recarsi in Messico per ricevere assistenza sanitaria.

E in Italia?

Mentre dall'altra parte dell'Atlantico alcuni Paesi, anche conservatori, stanno portando avanti importanti iniziative di depenalizzazione dell'ivg, di tutela dei diritti riproduttivi delle donne (e di chi ha un utero), in Italia sembra di assistere invece a un percorso inverso. La legge 194 che ha legalizzato l'aborto nel nostro Paese, pur sempre in vigore, andrebbe aggiornata, soprattutto perché gli altissimi tassi di obiezione di coscienza influiscono pesantemente sull'accesso alla procedura e in alcune regioni non esistono strutture accessibili per le donne che chiedono di abortire.
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Un corteo di Non una di meno nella Giornata internazionale dell'aborto libero e sicuro

Anche le forze politiche conservatori al governo, inoltre, non sembrano voler intraprendere alcuna iniziativa per tutelare questo diritto, continuamente sotto attacco da parte delle associazioni pro life. Dalle stanze per l'ascolto, dove le donne vengono invitate a ripensare alla loro scelta, all'obbligo di sentire il battito del feto in alcuni ospedali, fino alle proposte di legge per tutelare il feto e la sua soggettività giuridica: la minaccia all'aborto è reale, ma la politica sembra aver imboccato la strada della negazione.