
discriminazioni lgbt lavoro
Istat e Unar lanciano un’altra indagine sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone Lgbt. Dopo l'annuncio degli scioccanti risultati del precedente sondaggio statistico, circa un mese fa, ad essere interpellate questa volta saranno "le persone omosessuali e bisessuali maggiorenni che non sono unite civilmente, né lo sono state in passato, e che vivono abitualmente in Italia". Si tratta di un ulteriore passo avanti nell'analisi della condizione della popolazione Lgbt italiana che l'Istituto nazionale di statistica, in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, vuole compiere attraverso questo tipo di indagini, rivolte a diversi target quali appunto omosessuali o bi sessuali unit* o non unit* civilmente e persone transgender. E visti i preoccupanti numeri emersi dalla primissima appare una mossa necessaria.
Nella prima parte del sondaggio, rivolto come detto in questo caso a omosessuali e bisessuali non uniti civilmente l'Istituto statistico chiede di indicare informazioni relative al coming out, all’età in cui è stato fatto e con chi è stato fatto, per poi passare alla condizione lavorativa, alle esperienze vissute a scuola e all’università, all’eventuale discriminazione subita. E le previsioni, visto i risultati della prima indagine, non sono certo delle migliori. In quel caso lo studio era rivolto agli/lle unit* civilmente ed avevano aderito oltre 20mila cittadini e cittadine residenti in Italia. Ne erano emersi numeri sconcertanti: una persona su 3 dichiara di essere stata discriminata sul posto di lavoro, una su 5 di aver subito un’aggressione o aver vissuto un clima ostile, il 26% delle persone occupate o ex occupate di ritenere che essere omosessuale o bisessuale abbia rappresentato uno svantaggio nel corso della propria vita lavorativa; al di fuori dell'ambito occupazionale, invece, il 38,2% delle persone omosessuali o bisessuali sostiene di aver subito almeno un episodio di discriminazione in altri contesti di vita per motivi legati al proprio orientamento sessuale.

Istat e Unar portano avanti una ricerca sulle discriminazioni subite dalle persone omosessuali, bisesex e transgender in ambito lavorativo
L'importanza di un campione rappresentativo ampio
Se in molti Paesi si è già passati oltre, andando a censire ufficialmente quante persone si riconoscano omosessuali, bisessuali, transgender o non binarie per promuovere politiche e servizi ad hoc a livello nazionale, una ricerca in più tappe come quella dei due organismi italiani può comunque dimostrarsi una risorsa efficace nel contrasto alle discriminazioni. Per questo è fondamentale avere un campione di partecipanti ampio, per dare uno spettro rappresentativo il più completo possibile. Nelle dichiarazioni iniziali inerenti al questionario, sulla pagina Istat dedicata, si spiega infatti che al termine di questo verrà chiesto ai partecipanti (assolutamente anonimi) di invitare persone di loro conoscenza che potrebbero essere interessate all’iniziativa, proprio per stimolare un passaparola costruttivo volto al miglioramento delle condizioni che omosessuali e bisessuali si trovano a vivere ogni giorno in ambiente lavorativo.Cosa è emerso finora

Nella scora indagine era emerso che tra omosessuali e bisessuali unit* civilmente una persona su 3 è stata discriminata in ambito lavorativo e una su cinque ha subito aggressioni

Le manifestazioni a favore del Ddl Zan prima che questo venisse affossato in Senato. Il testo è però stato ripresentato in Aula a sei mesi di distanza