Patagonia punta a salvare il pianeta: la famiglia cede la società a una no-profit ambientalista

Il noto marchio di abbigliamento per alpinismo e sci amplia il suo impegno filantropico: tutti i profitti, pari a circa 100 milioni l'anno, saranno destinati al contrasto del climate change

di MARIANNA GRAZI -
15 settembre 2022
Patagonia: famiglia la cede a no-profit, 'salvare pianeta'

Patagonia: famiglia la cede a no-profit, 'salvare pianeta'

Anche la moda è sempre più attenta alla sostenibilità. O per lo meno, c'è qualcuno che perlomeno ci prova, concretamente. Come? Ad esempio cedendo la propria compagnia da miliardi di dollari per salvare il pianeta. In casa Patagonia, iconico marchio di abbigliamento per escursionisti dell'azienda tessile californiana, da sempre attenta alla questione ambientale, la rivoluzione è all'insegna della filantropia. Il fondatore del noto brand di outdoor, Yvon Chouinard, 83 anni, anch'egli scalatore americano, con la famiglia ha deciso infatti di passare la società e le azioni, valutate circa 3 miliardi di dollari, a un fondo ad hoc e ad un'organizzazione no-profit impegnata nella salvaguardia della Terra. A dare per primo la notizia è stato il New York Times.

Il mondo del fashion mira alla salvaguardia del Pianeta

La società e le azioni di Patagonia passano dalla famiglia di Yvon Chouinard a un fondo e ad un'organizzazione no-profit ambientalista

Certo, Chouinard avrebbe anche potuto vendere tutto e donare il ricavato all'ong oppure trasformare il brand in azienda pubblica ma, ha spiegato, non aveva la garanzia che questa avrebbe mantenuto l'impegno "green". Sia il fondo che l'organizzazione ambientalista, infatti, sono state create per preservare l'indipendenza della compagnia e garantire che tutti i suoi profitti - circa 100 milioni l'anno - siano usati per combattere il cambiamento climatico e proteggere le terre non sviluppate nel mondo. "La Terra - ha scritto sul sito web di Patagonia il suo fondatore - sarà il nostro unico azionista". La compagnia resterà operativa e amministrata da un board, di cui farà parte lo stesso imprenditore, che si farà garante che Patagonia continui nella sua missione filantropica. A dimostrazione di come il mondo del fashion sia sempre più attento alla tematica, urgente come non mai, di far fronte agli effetti dell'azione umana sull'ecosistema naturale. Non è difficile, ad esempio, richiamare alla mente l'immensa distesa di vestiti ad Atacama in Cile, una montagna da 40mila tonnellate abiti usati, magliette, pantaloni, gonne che ha trasformato le dune del deserto in un’immensa discarica a cielo aperto.

Una nuova forma di capitalismo "green"

"Speriamo che questo influenzi una nuova forma di capitalismo, che non si risolva con pochi ricchi e un sacco di poveri", ha spiegato il magnate scalatore americano. "Stiamo cedendo la massima quantità di denaro a persone che stanno lavorando attivamente per salvare questo pianeta", aggiunge. Patagonia continuerà ad operare come società privata con base a Ventura, in California, vendendo annualmente una cosa come un miliardo tra giacche, cappelli e pantaloni da scii. Ma i Chouinard, che ne hanno mantenuto il controllo sino ad agosto, non saranno più proprietari dell'azienda. La famiglia ha trasferito irrevocabilmente le azioni con diritto di voto - pari al 2% del totale - a un nuovo ente, denominato Patagonia Purpose Trust. Il fondo, che sarà supervisionato da membri della famiglia e da loro stretti consiglieri, mira a garantire che il marchio tenga fede al suo impegno di gestire l'attività in modo socialmente responsabile e ceda i profitti. A causa di questa donazione, i Chouinard pagheranno 17,5 milioni di tasse. La famiglia ha inoltre donato il restante 98% delle azioni comuni a una nuova no-profit chiamata Holdfast Collective, che riceverà tutti i guadagni della compagnia e li userà per contrastare il climate change.