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Nella cattedrale di San Patrizio a New York il funerale di ‘santa’ Cecilia Gentili, icona trans

L’ultimo addio alla sex workers e attivista della comunità Lgbtq+ ha suscitato l’ira dei conservatori e dei cattolici, tanto che il reverendo Enrique Salvo propone ora una “messa riparatrice”

di MARIANNA GRAZI -
19 febbraio 2024
Cecilia Gentili

Cecilia Gentili

A piangere Cecilia Gentili lo scorso giovedì, in una fredda e grigia di New York, c’erano centinaia di persone. Hanno affollato i banchi della Cattedrale di San Patrizio, volevano rendere omaggio a una donna venerata come una santa.

Attivista, icona trans della città, Cecilia Gentili è stata una nota sex workers, atea dichiarata. Ma tra le corone di fiori che affollavano la cattedrale, il 15 febbraio scorso, si potevano leggere frasi come “Santa Cecilia. Madre di tutte le put**ne”, mentre Liaam Winslet, sostenitrice dei diritti transgender, in un elogio funebre in spagnolo, tra applausi scroscianti e una standing ovation, ha reso omaggio “Questa grande put**na”. Non sono offese: basta conoscere un minimo il gergo di strada newyorkese, o ancora meglio aver sentito parlare i membri della comunità Lgbtq+ tra sé per capire che quelle sono piuttosto frasi affettuose, ad esaltare per l’ultima volta una donna straordinaria. 

Il funerale nella Cattedrale di San Patrizio

Gli organizzatori dicono che il funerale di Gentili, morta il 6 febbraio a 52 anni, è stato il primo di una persona trans ad essere celebrato nella Cattedrale cattolica di San Patrizio. Una vera e propria istituzione di Midtown Manhattan, che sorge tra la 50esima e la 51esima strada, esattamente davanti al Rockfeller Center e che in passato ha ospitato le esequie di personaggi del calibro di Robert F. Kennedy e Andy Warhol. Una chiesa che però non è annoverata tra quelle ‘progressiste’, che negli ultimi anni hanno aperto a una predicazione più ampia, accogliente anche per la comunità Lgbtq. Alla fine degli anni '80, ad esempio, San Patrizio fu teatro di una grossa protesta per le posizioni intransigenti del cardinale sulla questione dell'Aids e sui diritti gay. Chiusa nella tradizione conservatrice, ha però vissuto un momento importante con questa cerimonia funebre, tanto che sono state praticamente immediate le polemiche tra il clero. 

Nonostante questo passato controverso gli organizzatori del funerale hanno detto che volevano onorare Cecilia Gentili – che è cresciuta frequentando le funzioni cattoliche – in uno spazio adeguato alla sua eredità morale. Però hanno spiegato che i membri del clero non erano a conoscenza dell’identità di genere trans della donna, fino a poco prima della cerimonia. Questa è andata comunque avanti fino al termine: al leggio si sono alternati membri scelti della sua famiglia, con abiti dalle scintillanti paillettes viola, gilet di jeans e cappelli neri western, ma anche un suo carissimo amico, che ha invocato la protezione di Dio perché le persone trans abbiano un alloggio e assistenza sanitaria che ne rispetti il genere.

Gentili era considerata un'icona trans e attivista per le comunità emarginate
Gentili era considerata un'icona trans e attivista per le comunità emarginate

Per molti appartenenti alla comunità Lgbtq cittadina, è stata una sorta di riscossa: “Vedere la Cattedrale di San Patrizio piena di persone trans e queer, sex workers, immigrati, neri, solidali coi palestinesi – una folla che gridava i suo nome –, consolida il carattere di santità dell'eredità che (l’attivista) ha lasciato", ha dichiarato alla CNN uno degli organizzatori.

Chi era Cecilia Gentili 

Gentili è nata a Gálvez, in Argentina, nel 1972. Alla nascita le è stato assegnato il sesso maschile ma in alcune interviste ha dichiarato di aver sempre saputo di essere una ragazza. Diceva infatti di essersi sentita un’aliena nel corpo di bambino perché non aveva avuto modelli di riferimento transgender durante la sua infanzia. Cecilia è stata anche vittima di abusi sessuali durante l’infanzia, di cui ha parlato nel suo libro di memorie del 2022 “Faltas: Letters to Everyone in My Hometown Who Isn't My Rapist”. All'inizio degli anni 2000 è arrivata negli Stati Uniti come immigrata, senza documenti, e ha lottato per anni per trovare una casa e contro la dipendenza da stupefacenti, lavorando come prostituta. Alla fine le è stato concesso l'asilo e da quel momento ha iniziato la sua battaglia in difesa delle comunità Lgbtq+. La donna non ha mai lasciato che i traumi subiti in passato la definissero, trovando gioia e lati positivi anche nelle situazioni più drammatiche. Ha portato in scena spettacoli in cui ha parlato apertamente della realtà della vita trans e del suo complicato rapporto con la religione; è stata guest star nella serie “Pose”; nel 2019, ha fondato l'organizzazione di advocacy Trans Equity Consulting dopo aver lavorato per anni al GHMC (ex Gay Men's Health Crisis) per la cura dell'Hiv/Aids e la salute delle persone che hanno affrontato la transizione di genere all'Apicha Community Health Center. È stata tra le più attive quando si è trattato di far approvare la legge dello Stato di New York del 2019 che riconosce l'identità di genere come categoria protetta. Ex prostituta che ha dovuto affrontare molestie e abusi da parte delle forze dell'ordine, ha sostenuto la depenalizzazione del lavoro sessuale anche per persone trans.

Gentili è stata anche una delle querelanti in una causa che contestava il tentativo dell'amministrazione Trump di ridurre le protezioni contro la discriminazione in ambito sanitario.  Negli ultimi anni, mentre i conservatori si sono mossi in tutto il Paese per vietare alle persone trans di gareggiare nelle competizioni femminili, per impedire l’accesso alle cure di conferma del genere per i minori, per limitare gli spettacoli di drag queen e per rimuovere dalle biblioteche scolastiche i libri che trattano l'identità di genere, lei è sempre stata in prima linea per difendere la comunità. "Molte persone dicono che stiamo lottando per un posto a tavola, ma lei è stata davvero un grande esempio di cosa significhi costruire il proprio tavolo quando ti viene rifiutato un posto a sedere", ha detto Scout Silverstein.

“Cecilia ha servito tutti”

Tranne che la domenica di Pasqua, San Patrizio non ha, di solito, una grande affluenza come quella che si è riunita per salutare Cecilia. O almeno così ha detto il reverendo Edward Dougherty con una risata durante la funzione. “È stata una testimonianza del suo immenso impatto – hanno detto i familiari dal leggio –. È stata una persona che si è schierata con fierezza e senza vergogna a fianco di alcune delle persone più emarginate della società: donne trans di colore, lavoratrici del sesso, persone senza documenti e detenute”. “Forse avete sentito la storia che Gesù ‘ha servito’ tutti – ha detto nel suo elogio funebre Ceyenne Doroshow, sorella di Gentili e figura di spicco nel movimento Black Trans Lives Matter –. Ecco, Cecilia è stata al servizio tutti”.

Gentili in passato ha subito abusi, vissuto da immigrata irregolare ed è stata tossicodipendente
Gentili in passato ha subito abusi, vissuto da immigrata irregolare ed è stata tossicodipendente

Sebbene i membri della comunità trans di New York la vedessero come madre, sorella, leader o amica, la sua influenza è andata ben oltre, tanto che persino la deputata dem Alexandria Ocasio-Cortez l'ha commemorata alla Camera il giorno prima del funerale.

Attraverso la sua attività di advocacy e di sensibilizzazione, l’attivista ha fornito ad altri il sostegno che a lei era mancato nella vita.

L'arcidiocesi di New York denuncia il “comportamento scandaloso”

Come quello da parte della Chiesa, di cui da piccola aveva frequentato le funzioni per poi sentirsi sempre più allontanata, tanto da definirsi ‘atea’. Ma era inevitabile che, chi la conosceva, volesse onorare la sua memoria in una struttura così iconica e rappresentativa come San Patrizio.

Scelta che non è stata però apprezzata dall’arcidiocesi di New York. In una dichiarazione rilasciata sabato, due giorni dopo la funzione, il reverendo Enrique Salvo ha affermato che la cattedrale non era stata informata del fatto che Cecilia Gentili, secondo quanto riferito, era un'atea dichiarata e che non era a conoscenza della sua identità transgender prima della cerimonia. "La Cattedrale sapeva solo che la famiglia e gli amici chiedevano una Messa funebre per una persona cattolica, e non immaginava che la nostra accoglienza e la nostra preghiera sarebbero state degradate in un modo così sacrilego e ingannevole”, ha scritto in un comunicato. Quindi ha ringraziato “i tanti che ci hanno fatto sapere che condividono la nostra indignazione per il comportamento scandaloso tenuto durante un funerale qui alla Cattedrale di San Patrizio all'inizio di questa settimana”.

La cerimonia ha attirato centinaia di partecipanti che, come riporta il Washington Post, erano vestiti con ‘abiti dai colori vivaci’ e includevano alcune persone che hanno fatto “scelte audaci” tra il pubblico. Il New York Times, nel suo necrologio, ha scritto invece: “Una volta lavoratrice del sesso e tossicodipendente senza documenti, era diventata una potente sostenitrice delle persone emarginate e una irresistibile rivelatrice di storie”.

La replica della famiglia: “Una santa rivoluzionaria”

In un comunicato, la sua famiglia ha respinto la dichiarazione dell'Arcidiocesi. “Abbiamo donato alla Cattedrale una vita preziosa e una gioia radicale, sfidando storicamente l'ipocrisia e l'odio anti-trans della Chiesa”. Il servizio funebre “è stato un riflesso dell'amore che aveva per la sua comunità e una testimonianza dell'impatto della sua instancabile attività di advocacy”. “A Cecilia conferiamo la santità per il lavoro di una vita, per il modo in cui ha assistito, curato e amato tutte le persone, indipendentemente dall'HIV, dall'immigrazione o dallo status lavorativo. Il suo cuore e le sue mani hanno raggiunto coloro che la Chiesa bigotta continua a sminuire, opprimere e castigare, e ha cambiato le condizioni materiali di innumerevoli persone, comprese quelle senza casa e quelle che avevano bisogno di assistenza sanitaria”, prosegue la dichiarazione. “L'unico inganno presente nella Cattedrale di San Patrizio è la pretesa di essere un luogo accogliente per tutti. Il funerale di Cecilia rimarrà nella storia come un atto radicale di amore e di lutto per una santa rivoluzionaria della nostra comunità”.