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"Ognuno è perfetto a modo suo": dopo l'incubo, Alexandra Tresso è rinata chef

La 26enne che ha una disabilità agli occhi, in passato ha subito discriminazioni e minacce da un datore di lavoro. Ora ha trovato la sua dimensione e sogna "un ristorante italo spagnolo tutto mio"

di GUIDO GUIDI GUERRERA -
30 dicembre 2023
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Alexandra Tresso è una giovane donna di 26 anni affetta da un'importante patologia agli occhi, eppure la sua capacità di resilienza di fonte a sofferenze e a umiliazioni non ha limiti. Oggi, dopo aver subito in precedenza continue discriminazioni e perfino minacce da parte di un ex datore di lavoro, la donna è come rinata quando è riuscita a coronare il suo sogno di sempre: lavorare come chef.

Dalle discriminazioni alla rinascita tra i fornelli

Apprezzata da colleghi e soprattutto da chi assaggia i suoi prelibati piatti, adesso la giovane cuoca è finalmente felice tra le pentole e le padelle di Vastè, una impresa sociale piemontese il cui progetto, nato 130 anni fa, rappresenta una autentica eccellenza del nostro Paese.
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La 26enne ha trovato in Vastè una nuova opportunità di realizzare il suo sogno

Ora può davvero sentirsi libera di dimostrare il suo valore, a suo perfetto agio e senza avere più sospesa sulla testa una sorta di spada di Damocle del giudizio e di una continua, ingiustificata disapprovazione. Oppressa dallo stress e dalla condotta inqualificabile di un superiore, Alexandra era arrivata a pesare appena 40 chili: una situazione insostenibile che la vedeva spesso relegata al ruolo di ‘Cenerentola’, obbligata ai lavori più umili e pesanti e costantemente insultata. Adesso a San Salvario (Torino) le cose sono decisamente cambiate e per lei, che vive con gravi problemi di vista e una parziale disabilità cognitiva, si sono aperti orizzonti colorati d’azzurro.

Alexandra Tresso, una vita 'presa a morsi'

L’esistenza di Alexandra Tresso è stata da sempre tutt’altro che semplice: adottata a due anni, ha trovato in Maria e Carlo due genitori che l’hanno sempre aiutata e sostenuta con grande amore, consapevoli delle fragilità della bambina. Tuttavia le discriminazioni hanno segnato in modo significativo la sua infanzia e non hanno mancato di fare puntuale capolino in molti frangenti, rendendo ancora più gravoso il fardello da portare. Ma lei non si è mai data per vinta, è sempre andata avanti a dispetto di ogni ostacolo e di qualsiasi pregiudizio. Si è specializzata in pasticceria durante uno stage in Spagna e ha cominciato a dedicare le sue energie allo sport, sostenuta dagli atleti della Special Olympics che fanno dei gesti atletici una vera e propria palestra di resistenza non solo fisica, in cui prevale l’incredibile forza di volontà. Una risposta concreta a tutti quelli che con atteggiamento sprezzante sono inclini a mortificare e offendere sfornando giudizi affrettati e modelli di pensiero completamente sbagliati. Perché come dice la stessa chef: "Ognuno è perfetto a modo suo".
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Alexandra sin da piccola ha una grave disabilità agli occhi

Chi è Alexandra? "Una ragazza di 26 anni con una forte disabilità agli occhi, cosa che ha condizionato tutta la mia esistenza. Certo, ho sofferto molto perché sono stata sempre discriminata per il mio aspetto, che secondo il giudizio affrettato e superficiale di qualcuno non corrisponderebbe a certi canoni estetici comunemente intesi. Io credo che quello che conta davvero è l’essenza profonda di una persona, la sua anima e il tesoro che custodisce dentro. Il suo valore. Ho sempre cercato di darmi da fare nel lavoro e nello sport, non ho mai smesso di impegnarmi al massimo e ho dato sempre tutto, forse addirittura oltre le mie possibilità, superando i miei handicap. Vengo da un'esperienza terribile che ha lasciato in me tanto dolore. Sono stata costretta ad abbandonare il mio lavoro di chef all’interno di un supermercato per colpa di un vero e proprio persecutore che, oltre a offendermi, mi ha perfino minacciato. È stato un incubo, per fortuna ormai passato. Oggi con il mio nuovo, gratificante, impiego mi sento finalmente felice".

L'infanzia difficile e l'impegno sportivo

Che genere di difficoltà ha incontrato nella sua esistenza? "Credo che le difficoltà siano sorte da quando sono nata. I miei problemi agli occhi me li porto dietro da sempre, anche se non ho mai saputo se questa patologia sia genetica o sopravvenuta per qualche ragione. Questo perché sono stata adottata all’età di 2 anni da due splendide persone, che considero i miei genitori, che mi raccontano come sin da allora fossi già costretta a portare gli occhiali. La mia è una disabilità grave non solo dal punto di vista estetico ma anche funzionale, ho grossi problemi soprattutto a leggere. Ma ci ho fatto un po’ l’abitudine, così mi concentro con tutta la mia volontà su ciò che mi soddisfa e rende più bella la mia vita".
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Oltre alla cucina un'altra passione della ragazza è quella per lo sport

Quali sono i suoi ricordi a partire dall’infanzia? "Non proprio piacevoli. La mia infanzia è stata tutt’altro che facile: gli altri bambini mi fissavano e usavano parole che mi ferivano molto. È noto che a quell’età si è, senza volerlo, piuttosto crudeli nelle espressioni, ma ciò che mi è difficile perdonare è invece l’atteggiamento degli adulti. Erano loro che puntavano impietosamente il dito contro di me, con frasi velenose di inammissibile insensibilità e incredibile cattiveria. Facevano commenti atroci sul mio sguardo e mi definivano addirittura storpia. Devo dire che ancora oggi soffro molto per identiche forme di discriminazione. Mi auguro solo che nel mondo ci sia più tolleranza e maggiore considerazione nei confronti di tante persone che certamente non possono dirsi colpevoli a causa della loro diversità". In che modo ha affrontato e superato i suoi problemi? "Facendo leva sul mio potere speciale, quello che ognuno di noi ha dentro ed è tenuto a saper riconoscere e tirare fuori. Questa risorsa potenziale dipende proprio dal fatto che noi esseri umani non siamo affatto uguali e a renderci unici è proprio quella peculiarità con cui siamo stati creati. Siamo tutti perfetti a modo nostro. Grazie a questi ‘superpoteri' a cui faccio ricorso sono anche un’atleta impegnata nel basket, nella pallavolo e nel calcio nell’ambito degli Special Olympics. Poi, nel tempo libero, mi piace tanto andare in giro con gli amici, spassarmela un po’, però i momenti migliori sono quelli quando resto a casa a sperimentare nuove ricette, perché cucinare è il mio amore in senso assoluto".

L'amore per il cibo e la cucina

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In passato la giovane ha subito mobbing e discriminazione da un datore di lavoro

Com’è nata la sua passione per la cucina? "Viene da molto lontano: già da piccola osservavo i miei genitori cucinare, studiavo i loro gesti e mi piaceva vedere il cibo nascere da tanti ingredienti messi insieme. Mi sembrava una specie di prodigio e mentre assaggiavo le pietanze sognavo di poter essere io un giorno a prepararle con le mie mani. Quando mi sono potuta cimentare è stata felicità allo stato puro e presto non ho tardato a scoprire la mia naturale propensione per i dolci, in particolare per la preparazione di torte al cioccolato: la mia specialità!". Il mondo lavorativo le ha riservato solo difficoltà o le ha anche offerto l’opportunità di nuove e positive esperienze? "La mia vita è cambiata radicalmente da quando sono stata assunta da Vasté. E per questo devo ringraziare mille volte papà Carlo, che dopo aver lavorato nel campo delle assicurazioni è oggi impegnato nel sociale, per avermi dato una mano decisiva. La mia esperienza precedente, a causa del ‘mobbing’ di un capo aguzzino, doveva finire per forza. Non solo ero sfruttata, ma il mio lavoro non era per niente apprezzato qualunque cosa facessi. Poi un giorno mi sento dire addirittura che se avessi sbagliato le proporzioni di riso nel sushi potevo considerarmi morta. Forse è stata una frase iperbolica, ma io ci sono rimasta terribilmente male. Ero così sconvolta che sono corsa in lacrime a raccontare tutto a un collega. Non potevo continuare a subire il disprezzo di quell’uomo. In fondo ero stata in Spagna, a Granada. dove avevo studiato cucina e mi ero specializzata nella preparazione dei biscotti. Non ero affatto una sprovveduta, tant’è che in un importante concorso gastronomico sono arrivata seconda".
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Oggi porta avanti varie discipline sportive e sogna di aprire un ristorante tutto suo

Chi non vorrebbe più incontrare sui suoi passi? "Proprio quel mio vecchio, balordo capo del supermercato che non si è mai scusato per il suo modo duro di fare nei miei confronti. Non potrò mai dimenticare come si sia comportato in maniera scorretta in tantissime occasioni, avvertendomi ad esempio solo all’ultimo di cambiamenti di programma senza darmi la possibilità di prepararmi adeguatamente. Solo per il gusto di vedermi sbagliare. È un trauma interiore che non riesco ancora a superare del tutto". Alexandra, qual è la sua più grande aspirazione? "Aprire un ristorante italo spagnolo tutto mio, per dare spazio al mio estro, alla mia inventiva e alla mia mai smarrita voglia di credere nel prossimo. Sogno che la mia arte in cucina diventi una specie di bandiera per chi ha deciso di combattere senza avere il minimo dubbio di trionfare con ogni piccola, quotidiana vittoria".