Amalia Ercoli Finzi, prima ingegnera aeronautica d’Italia. “Ragazze, non abbiate paura di diventare scienziate”

“Quando mi laureai Gagarin fu il il primo uomo nello spazio. Pensai: peccato non sia una donna”. E sulla presenza femminile nel suo campo di ricerca: “Numeri imbarazzanti”

di LUCA BOLDRINI
4 maggio 2024
Amalia Ercoli Finzi

Amalia Ercoli Finzi

Pisa, 4 maggio 2024 – Amalia Ercoli Finzi, 87 anni, è una delle grandi signore della scienza italiana. E’ stata la prima donna a laurearsi in ingegneria aeronautica in Italia, con il massimo dei voti e la lode nell’anno accademico 1960-’61 al Politecnico di Milano, dove ha poi insegnato meccanica orbitale, ed è considerata una delle maggiori esperte di ingegneria aerospaziale. Una vita a studiare le comete, tanto da mettere la firma sulla famosa missione Rosetta, la sonda lanciata vent’anni fa per studiare proprio le comete. E di donne nella scienza la professoressa Ercoli Finzi parlerà lunedì 6 maggio all’Università di Pisa, ospite del ciclo di incontri “Scintille. Donne che fanno scienza”. L’appuntamento aperto al pubblico è fissato per le 17 nell'aula magna storica della Sapienza in via Curtatone e Montanara, 15, con l’introduzione del rettore Riccardo Zucchi e  Renata Pepicelli, delegata per le attività in Gender studies and equal opportunities dell’Ateneo pisano, e Margherita Capitani, studentessa di ingegneria energetica all’Università di Pisa.

Professoressa Ercoli Finzi, lei è stata una pioniera nel suo campo. Cosa la portò a scegliere quella strada e quali ostacoli ha incontrato?

“Una passione personale, sono nata ingegnera: fin da bambina avevo la curiosità di voler conoscere il funzionamento delle cose e così intrapresi una carriera tipicamente maschile, come dico io: l’ultima roccaforte degli uomini. In campo accademico non ho avuto nessun problema né con i compagni di studio né con i docenti, ma dopo, nel campo della ricerca. Come del resto oggi: le donne faticano a farsi riconoscere per quello che sono”.

Lei si laureò nell’anno accademico 1960-’61, l’anno in cui Gagarin volò nel cosmo: il primo uomo a farlo.

“Ricordo bene quell’emozione, venne un compagno a dirmi: un russo ha volato nello spazio. Il mio pensiero fu: peccato non sia stata una donna”.

Non ci fu molto da aspettare: due anni dopo Valentina Tereskova, sua coetanea, fu la prima donna nello spazio.

“Adesso Valentina è un’amica. Una persona gradevolissima”.

Un vecchio pregiudizio, quello delle donne portate per altro piuttosto che per le materie scientifiche.

“Al contrario, le donne sono portate alla ricerca per la capacità di avere una visione completa dei problemi. E spero proprio che le ragazze che oggi iniziano la loro carriera scientifica nella ricerca o nella ricerca applicata riescano a trovare la loro strada”.

Cosa direbbe a una ragazza liceale che deve scegliere il suo cammino universitario?

“Di affrontarlo senza paura né preoccupazione e riuscirà nel suo intento. Servono perseveranza e determinazione e aggiungo anche un pizzico di fortuna, che quella non guasta mai”.

Raccomanderebbe quindi gli studi scientifici a una ragazza perché…

“Soprattutto le materie Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), perché sono le materie del futuro. Se noi donne vogliamo essere presenti ai tavoli decisionali dobbiamo essere presenti in questi campi, è lì che si deciderà il futuro dell’umanità”.

Eppure sono ambiti sempre poco frequentati.

“Ma non solo da donne, non c’è solo la questione del genere: anche i ragazzi tendono a farsi spaventare dalle materie scientifiche. Nel caso delle donne, poi, c’è anche la questione culturale, quella di scegliere qualcosa tradizionalmente considerato più femminile, soprattutto nel campo della cura, da medicina a lettere. Insomma, sono materie che fanno paura e invece non ci si deve far spaventare”.

A proposito della presenza femminile nel suo campo, l’ingegneria aeronautica, lei parlava di numeri “imbarazzanti”.

“Siamo a malapena al 20%, dovremmo essere al 50%…”.

Eppure la scienza è ricca di donne che hanno fatto la storia, da Marie Curie a Rita Levi Montalcini, e di grandi ingiustizie come il premio Nobel negato a Lise Meitner.

“E non ci dimentichiamo Rosalind Franklin, che fu scippata dei suoi meriti, fondamentali nella comprensione del Dna, per una foto rubata. Quelli che ha citato sono grandi nomi, sono stelle: quando queste stelle diventeranno costellazioni, le cose saranno davvero cambiate”.