Fondazione Ambrosoli, una storia di solidarietà per l’Africa che soffre

Attraverso il sostegno all’ospedale e alla scuola di ostetricia, l'ente assicura l’accesso ai servizi sanitari alle comunità locali in Uganda

di MAURIZIO COSTANZO -
10 giugno 2023
Giovanna Ambrosoli

Giovanna Ambrosoli

La Fondazione Ambrosoli è ispirata dalle azioni e dai valori di Padre Giuseppe Ambrosoli, chirurgo e missionario comboniano, fratello dell’attuale presidente di Ambrosoli, Alessandro. Il sacerdote è stato beatificato nel 2022 da Papa Francesco. Dal 1998 la Fondazione Ambrosoli sostiene il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital e la St. Mary’s Midwifery Training School di Kalongo in nord Uganda, fondati nel 1956 dal medico.

L'ospedale intitolato al missionario

L’ospedale sorge nel mezzo della savana, è dotato di 300 posti letto, offre lavoro a 250 persone e cura circa 50mila pazienti l’anno, compresa l’attività di cura sul territorio, nei villaggi circostanti.
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Il chirurgo e missionario con un bambino in braccio

La struttura sta espandendo i suoi servizi, nel campo della neuroriabilitazione motoria e della disabilità fisica e mentale, fenomeno spesso sommerso ma molto presente nell’area, riflesso a lungo-termine della traumatica guerra civile vissuta. Attraverso il sostegno all’ospedale e alla scuola di ostetricia, la Fondazione assicura l’accesso ai servizi sanitari alle comunità locali e promuove la formazione medica e manageriale del personale locale, per accompagnare l’ospedale nel suo sviluppo e contribuire al progresso del Paese.

Il diritto alla salute

In Italia, la Fondazione si impegna a diffondere la conoscenza della figura di Padre Giuseppe, oltre che a sensibilizzare l’opinione pubblica sul diritto alla salute, troppo spesso negato in molti altri Paesi dell’Africa sub sahariana.
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L'ospedale di Fondazione Ambrosoli in Uganda

“Ha vissuto in Uganda per 32 anni, lasciando un ospedale di quasi 300 posti letto e una scuola di ostetricia – spiega Giovanna Ambrosoli, presidente della Fondazione -. La zona in cui si trova l’ospedale è da sempre travagliata, luogo di scontri per 20 anni a causa della guerra civile, tristemente nota per le storie dei bambini-soldato. Un conflitto finito nel primo decennio degli anni 2000, ma che ha lasciato grandissimi problemi che ancora oggi sono all’ordine del giorno: disabilità fisiche e mentali, povertà, e più in generale grande sottosviluppo del capitale umano".

La povertà minaccia il futuro

"La struttura sorge in una zona molto povera – aggiunge la presidente – dove il Covid e l’aumento generalizzato dei costi conseguente alla guerra in Ucraina hanno amplificato le già precarie condizioni di vita della popolazione. La percentuale di persone in povertà assoluta è passata dal 33% al 70%.
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In Uganda si è passati dal 33% al 70% di persone che vivono in povertà assoluta. Per questo l'impegno della Fondazione è fondamentale

L’ospedale opera in questo complicato contesto, con lo scopo di offrire servizi sanitari adeguati e una buona qualità di cure di base, con una vocazione missionaria. Accanto all’ospedale c’è la scuola di ostetricia, fortemente voluta dal medico sacerdote, in una zona in cui ci sono appena 13 infermiere-ostetriche ogni 10mila abitanti. La scuola forma le donne a livello di competenze ‘tecniche’ ma anche personali, con l’ambizione di renderle indipendenti”.

La Fondazione: una missione di famiglia

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Padre Giuseppe durante una lezione per preparare infermiere-ostetriche locali

Giovanna Ambrosoli sulla sua decisione ha sottolineato che: “Lasciare l’azienda e dedicarmi alla Fondazione non è stata una scelta improvvisa, ma un processo. Ho sempre avuto in famiglia la meravigliosa storia di mio zio, e allo stesso tempo mi sono sempre dedicata al mondo del sociale. L’ospedale aveva necessità di avere un accompagnamento più forte, più intenso. Alla fine, ho deciso di dare il mio contributo ed è stato, per forza di cose, un processo di non-ritorno. Negli ultimi anni ho approfondito anche la conoscenza di mio zio, che conoscevo più come zio che per le incredibili opere che ha compiuto in Uganda”.
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Personale dell'ospedale preparato dalla Fondazione

Su di lui ha sottolineato che: “Ha avuto la volontà sin da giovane di coniugare la missione medica con la vocazione religiosa, sempre con enorme dedizione e grandissima umiltà e semplicità. Questo lo si capisce dall’ascoltare le testimonianze delle persone sul campo, che lo hanno conosciuto. Un’opera immensa, in un contesto difficile e precario".

Il miracolo: il favo con le api

Un aneddoto: nel novembre 2020, quando a Kalongo è stata aperta la tomba di Padre Ambrosoli, è stato trovato un favo di api colante di miele sotto la lapide. Un piccolo “miracolo”, segno tangibile dell'eredità che padre Giuseppe ha lasciato, un simbolo di parsimonia e operosità.
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Alcuni cittadini pregano sulla tomba del missionario a Kalongo

È stato ritrovato in occasione dello scoperchiamento per l’esumazione in vista della beatificazione. "Un momento molto forte" ha commentato Giovanna. "È difficile in situazioni come queste definire il confine con la scienza. Leggo questo ritrovamento ancora una volta come un segno tangibile di quell’operosità infinita e amorevole che padre Giuseppe ci ha lasciato e che ci ricorda di guardare al prossimo, di rimanere a fianco dei più bisognosi e di costruire un futuro migliore per le nuove generazioni", conclude.