Bradley Cooper, il suo "naso ebraico" nel film 'Il Maestro' scatena le polemiche

'Whitewashing' e stereotipo razziale le principali critiche mosse all'attore statunitense. Ma c'è anche chi lo difende

di EDOARDO MARTINI
18 agosto 2023

Bradley Cooper in una scena del film 'Il Maestro' (Twitter)

E' finito nelle polemiche il 'naso ebraico' indossato da Bradley Cooper, nel nuovo film sulla vita del celebre direttore d'orchestra Leonard Bernstein, 'Il Maestro'. L'attore, non ebreo, per esigenze di copione ha, infatti, deciso di farsi applicare una protesi al naso in modo da renderlo più adunco, più simile a quello di Bernstein. Una scelta che però non è stata condivisa da tutti.
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"Il naso ebraico" indossato dall'attore statunitense ha scatenato diverse polemiche (Twitter)

Le critiche mosse a Bradley Cooper

Sono tante le critiche mosse verso l'attore statunitense. In primis si tratterebbe di un altro caso di 'whitewashing' nel cinema, come viene chiamato il fenomeno di assegnare a un attore caucasico il ruolo di un personaggio storicamente di un'altra etnia per renderlo più appetibile al pubblico. L'altra è il fatto che il 48enne ha finito per cedere ad uno stereotipo razziale: allungare il naso del suo interprete per segnalare che il suo personaggio è ebreo. Oltretutto, come osservano vari utenti sui social, non ce ne sarebbe stato bisogno visto che il naso naturale di Cooper è già abbastanza adunco, per cui non ci sarebbe stato bisogno di correzioni artificiali del suo volto.

La difesa verso l'attore statunitense

Ma c'è anche chi difende il protagonista di 'A star is born', come i tre figli del celebre compositore e direttore d'orchestra americano, che hanno voluto difendere il progetto: "Ci spezza il cuore che il lavoro di Cooper possa essere frainteso. Bradley ha utilizzato la protesi per essere più simile nell'aspetto a nostro padre e a noi questo va bene. Siamo certi che anche nostro padre sarebbe stato d'accordo".
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"A nostro padre e a noi questo va bene", la difesa verso l'attore statunitense da parte dei tre figli del direttore d'orchestra (Twitter)

Daniel Fienberg, critico televisivo dell'Hollywood Reporter, ha definito il naso finto problematico. "È difficile immaginare che nessuno si sia chiesto se fosse una buona idea dare un naso ridicolo, enorme e appuntito a un personaggio ebreo", ha sottolineato Dave Rich del 'Community Security Trust', una charity fondata negli anni Novanta per proteggere la comunità ebraica del Regno Unito dall'antisemitismo e altre minacce. Simile la reazione di Binyomin Gilbert, portavoce della 'Campaign Against Antisemitism': "È importante che regista e produttori capiscano perché il naso è un problema", ha sottolineato, precisando che il caso ricorda luoghi comuni e parodie che "credevamo sorpassati".

Le polemiche precedenti

Ma non è la prima polemica di questo tipo che sorge nel mondo del cinema. Tutti ricordiamo il caso di Felicity Jones (anche lei non ebrea), che fu scelta per interpretare Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema americana, icona del femminismo Usa e di origine ebraica, per il film Una giusta causa (On the basis of sex) nel 2018.
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Il film sarà proiettato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia per poi uscire su Netflix il prossimo 20 dicembre (Twitter)

Tra i film più attesi

Nonostante il polverone alzato, 'Il Maestro' è tra le uscite più attese. Il film sarà proiettato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia per poi uscire su Netflix il prossimo 20 dicembre. Questo è il secondo lavoro da regista di Bradley Cooper che lo vede anche come attore protagonista nei panni del leggendario direttore d'orchestra Leonard Bernstein. Maestro è un biopic in bianco e nero e colori che la star ha anche co-scritto e prodotto, e racconta la vita dell'acclamato musicista e compositore concentrandosi in particolar modo sul suo tumultuoso matrimonio con Felicia Montealegre, interpretata da Carey Mulligan. Figlio di emigrati ucraini, Bernstein divenne nel 1958 il più giovane direttore musicale della New York Philarmonic. Quando gli fu suggerito di cambiare il cognome in 'Burns', per semplicità ma anche per nascondere le sue origini, sottolineò che preferiva lavorare con il suo nome vero o non lavorare affatto.