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Cannes 2023, il Festival è donna. Palma d'Oro a "Anatomie d'un chute"

Jane Fonda premia la regista Triet e dice: "Quest'anno sette donne in concorso, è storico ma in futuro sarà la normalità". Tutti i vincitori

di MARIANNA GRAZI -
28 maggio 2023
Cerimonia chiusura Cannes

epa10658614 Director Justine Triet receives the Palme d'Or for 'Anatomie d'une Chute (Anatomy of a Fall) during the Closing Ceremony of the 76th annual Cannes Film Festival, in Cannes, France, 27 May 2023. EPA/MOHAMMED BADRA

A Cannes trionfa una donna: è "Anatomie d'un chute" (Anatomia di una caduta), il film francese di Justine Triet, ad aggiudicarsi la Palma d'Oro alla 76esima edizione del Festival del Cinema. È la terza volta nella storia che il riconoscimento viene assegnato a una regista. A rimarcare la portata del cambiamento è Jane Fonda, che ha premiato il film vincitore e ha ricordato dal palco quando è andata per la prima volta alla Croisette "e non c'era nessuna regista in concorso e neppure ci sembrava che fosse qualcosa di strano, quest'anno ce ne sono state sette. È storico ma in futuro sarà la normalità".

I vincitori della 76^edizione del Festival di Cannes

Dopo dodici giorni di proiezioni, numerosi red carpet con ospiti internazionali, polemiche e sorprese, la giuria della manifestazione cinematografica francese ha assegnato i premi in concorso.

Da sinistra, Nanni Moretti, Alice Rohrwacher e Marco Bellocchio. Italia fuori dai premi al 76esimo Festival di Cannes

Niente da fare per i tre italiani ("Rapito" di Marco Bellocchio, già in sala, "Il sol dell'avvenire" di Nanni Moretti, premiato dal box office, e "La Chimera" di Alice Rohrwacher che uscirà in autunno), che incassano comunque la visibilità di una kermesse prestigiosissima. 

Anatomie d'un chute

La Palma d'Oro come miglior film è andata a "Anatomie d'un chute", thriller psicologico che scava nei segreti di una famiglia composta da una scrittrice tedesca, Sandra, dal marito Samuel, insegnante che ha perso smalto e fiducia in sé, e dal figlio Daniel, diventato cieco e della cui disabilità il padre si sente responsabile. Quando l'uomo muore in circostanze misteriose mentre i tre vivono isolati in un remoto chalet di montagna sulle Alpi francesi si aprirà un caso giudiziario tutto giocato su una donna che deve dimostrare la propria innocenza. La regista Justine Triet, appena 44enne e già sul tetto del mondo del cinema, emozionatissima e combattiva, salendo sul palco per ritirare il premio ha ricevuto un lunghissimo applauso dalla platea ed ha chiamato i suoi attori con sé, per riprendersi dall'emozione. Nel suo discorso di ringraziamento la regista, che ha conquistato la Palma due anni dopo Julia Ducorneau di "Titane", ha  voluto accendere un faro importante sull'attualità francese: "Quest'anno il Paese sta vivendo proteste potenti sulla riforma delle pensioni. Questa contestazione è importante perché riguarda tutti i settori - ha specificato -, compreso quello del cinema".

Justine Triet, 44 anni, ritira la Palma d'Oro per il miglior film e lancia un duro messaggio di protesta contro il governo francese, accusandolo di "mercificazione culturale"

Nono solo, ma ha parlato della "mercificazione della cultura difesa dal governo neoliberista, in procinto di rompere l'eccezione culturale francese. Questa stessa eccezione culturale - ha aggiunto - che mi ha cresciuta e formata e senza la quale oggi non sarei qui, davanti a voi". Per questo ha voluto dedicare "il premio a tutti i giovani registi uomini e donne e quelli che non riescono a fare il loro film".

La giuria

La giuria, che ha guardato molto ad Oriente nelle sue scelte, in un'edizione veramente stellare come non se ne vedevano da anni, era presieduta dal regista svedese Ruben Östlund e composta poi da Maryam Touzani, Denis Me'nochet, Rungano Nyoni, Brie Larson, Paul Dano, Atiq Rahimi, Damian Szifron e Julia Ducournau.

Il Grand Prix e gli altri riconoscimenti

Jonathan Glazer premiato con il Grand Prix (Twitter/@Festival_Cannes)

Secondo premio per importanza, il Grand Prix, è andato all'inglese Jonathan Glazer per il suo drammatico "The Zone of Interest", sulla banalità del male di una famiglia nazista che vive accanto al muro di Auschwitz, tratto dall'omonimo romanzo di Martin Amis scomparso proprio nei giorni scorsi. "Grazie per aver amplificato il cinema come solo Cannes è in grado di fare", ha detto il regista. La curiosità è che entrambi i film vincitori dei riconoscimenti più prestigiosi hanno la stessa attrice protagonista, la tedesca Sandra Huller. L'attore giapponese Koji Yakusho si aggiudica la migliore interpretazione maschile nel film "Perfect days", di Wim Wenders, interamente girato a Tokyo. L'immenso regista tedesco, 77 anni, scoppia in lacrime in platea, facendo emozionare tutti e dimostrandosi portavoce di movimento di silver fox che a Cannes si è fatto notare per longevità ed eccezionale tenuta.

Merve Didzar premiata per la miglior interpretazione femminile in "About Dry Grasses" (Twitter/@Festival_Cannes)

Miglior attrice è invece è la turca Merve Dizdar, per il film "About Dry Grasses" di Nuri Bilge Ceylan (che batte la favoritissima Juliette Binoche). "Vorrei dedicare questo premio a tutte le donne che lottano per superare le difficoltà di esistere in questo mondo", ha detto, aggiungendosi alle artiste che hanno posto al centro della Croisette il tema della donna. Il Miglior regista è Tranh Anh Hung per il film "La passion de Dodin Bouffant", Thien An Pham con "Ben Trong Vo Ken Vang" (L'arbre aux papillons d'or) vince la Camera d'oro (Migliore opera prima - il film è stato presentato alla Quinzaine de cineastes).

Tran Anh Hùng vince il premio per la miglior regia a Cannes (Twitter/@Festival_Cannes)

A "Fallen Leaves", diretto da Aki Kaurismaki, va il Premio della Giuria, mentre migliore sceneggiatura è quella di Yuji Sakamato per "Monster". Gunnur Martinsdóttir Schlüter è infine la vincitrice della menzione speciale per i cortometraggi con "Far & Flóra" mentre Anna Buda ottiene la Palma d'oro per i cortometraggi per "27 anni".

Il tema della donna La parità di genere nell'industria cinematografica, la protesta per coloro che si vedono private ogni giorno dei diritti fondamentali, uno sguardo sul femminile senza stereotipi e una osservazione non convenzionale della complessità delle donne. Alla 76esima edizione del Festival di Cannes il tema 'donna' è stato più centrale che mai, come da tempo si attendeva, proposto sia dalle tante registe in concorso ma anche dai colleghi uomini.

Il no alla guerra in Ucraina arriva fino a Cannes dove è in corso la 76esima edizione del Festival (Instagram)

Il palmares, le tantissime artiste - dalle giovanissime esordienti alle ormai battagliere senza tempo -, l'intero programma scandito anche dalle proteste e dai flash mob solidali (la donna vestita coi colori dell'Ucraina che si è cosparsa di finto sangue è solo la punta dell'iceberg) e la serata finale lo hanno testimoniato. Ma per quanto tempo ancora sarà necessario sottolineare la presenza e la bravura delle donne?