
Paolo Ruffini racconta il bullismo nel suo ultimo film Ragazzaccio
Ha scelto un cast di fuoriclasse Paolo Ruffini per il suo Ragazzaccio, che scrive, dirige e produce: Giuseppe Fiorello, Massimo Ghini e Sabrina Impacciatore. Il nuovo film dell’attore, conduttore televisivo, doppiatore e regista livornese verrà presentato martedì 2 novembre alla stampa a Roma per approdare nelle sale il giorno successivo. Ma di cosa parla? «Ragazzaccio nasce durante il Covid-19, ma non parla del virus - spiega Ruffini - . Descrive qualcosa che succede parallelamente all’insinuarsi e all’esplodere della pandemia: di come un bullo, e più in generale i ragazzi delle scuole superiori, abbiano vissuto questa sorta di reclusione forzata, e della portata enorme che tutto questo ha avuto su di loro».
Non è la prima volta che Ruffini punta la macchina da presa sul disagio: in PerdutaMente - documentario diretto e prodotto dallo stesso Ruffini, affiancato da Ivana Di Biase nella regia e da Nicola Nocella per “Vera Film” nella produzione, insieme a WellSee, in collaborazione con la Fondazione Polli Stoppani e con il contributo di Roberto Cavalli - ha parlato anche di Alzheimer: per due anni ha viaggiato dalla Calabria al Trentino, passando per la ‘sua’ Livorno, per incontrare persone dalla memoria smarrita, entrare nelle loro case, ascoltarne parole e silenzi. Ha raccolto, con delicatezza e sincerità, le storie loro e dei familiari che se ne prendono cura. Le interviste raccontano diverse storie d’amore, e soprattutto diverse dimensioni dell’amore: quello tra compagni di vita, tra genitori e figli, tra nonni e nipoti, tra fratelli e sorelle
«Gli attori di Ragazzaccio hanno scelto di abbracciare questo progetto offrendo delle interpretazioni di altissimo valore, consapevoli dell’importanza dei loro personaggi, che rappresentano l’universo del mondo adulto in un film fatto di ragazzi, e per i ragazzi, senza regole politicamente corrette, con un linguaggio autentico e sincero», conclude parlando della sua ultima fatica cinematografica. La storia di Mattia, ma anche quella di migliaia di ragazzi, che si sono trovati ad affrontare il momento storico più difficile della loro generazione: la prima ondata di una pandemia mondiale, che ha lasciato una risacca invisibile ma lacerante: quella della fragilità emotiva, della solitudine, del disagio sociale, dell’iper-connessione tecnologica, i cui risvolti reali stiamo scoprendo solo recentemente, a molti mesi di distanza.
“Questo film - racconta Ruffini - non è una commedia, ma è un film drammatico. E’ un romanzo di formazione di un ragazzo che vive in una famiglia con genitori distratti, di provincia. Questo sedicenne è sfigato perché si innamora nel momento meno opportuno per innamorarsi, ovvero durante il lockdown, quando i telegiornali dicono che potrebbe prendere una malattia che a lui non fa nulla ma potrebbe attaccarla ai suoi genitori o i suoi nonni e potrebbero morire. Cosa potrebbe fare questo ragazzo in questo momento storico? Il film è la risposta a questa domanda. Non pensavo che il mio film fosse una delle poche pellicole che parlasse di Covid, visto che in Italia c’era una proliferazione straordinaria di film. Questa cosa mi ha stupito molto. Mi fa piacere pensare che attraverso gli occhi di Mattia si possa dire qualcosa di interessante perché sono gli occhi di un ragazzo romantico e giovane. Lui alla fine dice: “La cosa più contagiosa al mondo non è un virus ma l’amore””. Mattia è un adolescente, insofferente alle regole. È uno di quelli che vengono regolarmente sbattuti fuori dalla classe. È arrabbiato con i suoi genitori e forse col mondo intero. E’ quello che comunemente si direbbe un “bullo”. Frequenta il liceo classico e nella sua mente l’incubo della bocciatura è più pesante dell’incubo del Covid-19. Nel silenzio ansiogeno della quarantena, Mattia trascorre le giornate chiuso nella sua stanza, tra una video lezione e uno scherzo di pessimo gusto con i suoi compagni in Dad. In questa situazione, però, scopre l’amore.

Ha scelto un cast di fuoriclasse Paolo Ruffini per il suo Ragazzaccio, che scrive, dirige e produce: Giuseppe Fiorello, Massimo Ghini e Sabrina Impacciatore
La storia
Un film dedicato a tutti quelli che almeno una volta si sono sentiti dire “È intelligente ma non si applica“.... «Sì, perché io ne conosco tante di persone che si applicano ma non sono poi così intelligenti, e mi riferisco all’intelligenza emotiva, a quella che io riconosco come sensibilità - prosegue - . È dedicato anche a tutti quelli che a scuola si sentivano ripetere: “Ti butto fuori”. Perché i veri danni si fanno quando sei fuori, non quando sei dentro. Lo dedico a loro, perché io stesso ero uno di loro“ sottolinea il presentatore irriverente voce del Nido del Cuculo e co-regista di uno spettacolo teatrale interpretato da soli attori down dal titolo UP&Down.
Il cast e la trama di Ragazzaccio

Ha scelto un cast di fuoriclasse Paolo Ruffini per il suo Ragazzaccio, che scrive, dirige e produce: Giuseppe Fiorello, Massimo Ghini e Sabrina Impacciatore

Paolo Ruffini nel luglio scorso al Giffoni Film festival per la presentazione di “Ragazzaccio“

Up&Down; da anni Paolo Ruffini lavora con attori portatori della sindrome di Down