Il 25 aprile non dovrebbe essere divisivo. Per questo ricordare è importante

In occasione del 79^ anniversario della Liberazione dall’occupazione nazista e dal regime fascista, in una società sempre più polarizzata, è più importante che mai sottolineare l’importanza di un racconto storico oggettivo

di MARCO PILI -
24 aprile 2024
Resistenza e Liberazione, un connubio all'insegna del valore di libertà (ANSA)

Resistenza e Liberazione, un connubio all'insegna del valore di libertà (ANSA)

Nell'epoca dei social media, uno dei principali aspetti della vita sociale riguarda sicuramente la polarizzazione delle idee. I nuovi mezzi di comunicazione, sfruttati come cassa di risonanza digitale, permettono una costante amplificazione dei propri pensieri che, in passato, la comunicazione analogica non favoriva certo allo stesso modo. In compenso, alla democraticizzazione nella produzione dell’informazione, oltre che nella fruizione, non è corrisposto un adeguato controllo delle informazioni diffuse prevalentemente in rete, utile a frenare la proliferazione di notizie false o infondate.

In particolar modo, ad essere caratterizzata da questo fenomeno è stata soprattutto la comunicazione politica, coinvolgendo intrinsecamente la storia e le pratiche del ricordo. Questi aspetti, inscindibili, danno spesso vita ad importanti casi di disinformazione, capaci di radicarsi facilmente e abilmente nel discorso pubblico. Ciò accade, in particolar modo, quando ad essere trattate sono tematiche di difficile comprensione o di mancata storicizzazione come, in questo caso, il fascismo.

L’auspicio: una condanna netta

Ad oggi, manca ancora una visione di univoca condanna sul periodo di dittatura che, per 20 anni, sconvolse tutta la penisola, assoggettando con violenza chiunque non condividesse il corredo valoriale del regime. Un turbinio di violenze spesso mistificato e non avversato ad ogni livello del dibattito politico, spesso anche sul piano istituzionale, come testimonia il recente caso Scurati.

Ma fare i conti con la propria storia nazionale, in particolar modo condannando i momenti di dittatura senza mistificazioni o revisioni utili a politicizzare il fenomeno, deve essere una priorità della nostra società, soprattutto a livello scolastico. Questo percorso, necessario nell’esperienza di ogni cittadino e cittadina, è fondamentale per sviluppare una coscienza nazionale basata sui valori di libertà che contraddistinguono la nostra Costituzione.

Il ricordo del sacrificio

Al contrario, sfruttare la storia per scopi politici è una tendenza che, purtroppo, non ha faticato a radicarsi nel contesto istituzionale e nazionale. “Il 25 aprile festeggio solo San Marco” e “La parola antifascismo non è in Costituzione” sono solo alcune delle dichiarazioni che, in occasione dei numerosi anniversari della Liberazione, sono state pronunciate da esponenti di rilievo della politica italiana, quali Ignazio La Russa (presidente del Senato) e Rachele Mussolini, nipote di Benito.

Una trattazione che richiederebbe condanne nette, spesso mancanti, così come mancante è il ricordo univoco di coloro che hanno scelto di dedicare la propria vita per la libertà. Un valore al quale, spesso, viene riconosciuta piena importanza solo quando minacciato o messo in discussione.

Restituire forza e unità nel ricordo del 25 aprile dev'essere una priorità, un punto fermo nell'agenda politica italiana volto a sottolineare quanto i valori che caratterizzano la nostra Repubblica siano fondamentali per garantire inclusività e rispetto.