In Polonia si continua a morire per gli aborti negati: il caso di Dorota

L'ultima vittima, 33 anni, è deceduta per shock settico: i medici hanno applicato la restrittiva legge sull'interruzione di gravidanza. La denuncia dei parenti raccolta da Gazeta Wyborcza

di ILARIA VALLERINI -
2 giugno 2023
legge anti-aborto polonia

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Nel cuore dell'Europa si muore ancora di aborto. Si chiamava Dorota l'ultima vittima in Polonia di un sistema basato sulle restrittive leggi anti-aborto. Il figlio - il feto per la precisione - le è morto in grembo, ma i medici non sono intervenuti. Così anche lei, al quinto mese di gravidanza, è deceduta in un ospedale di Podhalansky in circostanze atroci, per shock settico e collasso degli organi, come ha rivelato la sua famiglia.

Le dinamiche

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Polonia, legge anti-aborto: deceduta un'altra donna con feto morto in grembo

La 33enne, in attesa del primo figlio, era stata ricoverata d'urgenza per una perdita di liquido amniotico (le si erano rotte prematuramente le acque) il 21 maggio ma da quel momento, come hanno denunciato i parenti in una lettera a Gazeta Wyborcza, l'oblio. Non aveva altri disturbi e quindi è difficile individuare il momento preciso in cui il cuore del feto abbiamo smesso di battere e per quanto abbia sofferto la ragazza. I dottori, questo è noto invece, non sono intervenuti in tempo. Tre giorni dopo infatti hanno notato un significativo peggioramento delle sue condizioni di salute, poi la paziente è deceduta. Lo shock settico ha causato in Dorota insufficienza circolatoria e respiratoria.

La giustificazione dei medici

L'ospedale si è difeso dichiarando che la donna sarebbe stata "monitorata" e che la sua sarebbe stata "una gravidanza difficile". Il direttore Marek Wierzba, avrebbe osservato un "rapido peggioramento delle condizioni della paziente per qualche motivo. Dopo che il feto è morto, sono state prese misure per salvare la vita della donna - spiega -. Ma, sfortunatamente, non hanno avuto successo". Parole che non hanno convinto la famiglia, che ora ha sporto denuncia e vuole sapere esattamente cosa sia successo e quali azioni ha intrapreso il personale medico per prevenire la sepsi. Quel che si teme, anzi che praticamente già si sa, è quanto si legge nella dura accusa dall'Ong S.a.f.e. che aiuta le donne ad abortire.
ABORTO

Manifestazione per l'aborto libero

"Queste tragedie accadono perché c'è il bando dell'aborto e i medici danno la priorità al feto e non alla madre incinta". Ma comunque l'Ong ricorda che "nonostante le restrizioni introdotte nel 2019 in Polonia, l'interruzione di gravidanza è 'legale' nel caso in cui la vita della paziente è in pericolo". Il problema, purtroppo, sta proprio lì: chi deve stabilire che la donna sia in serio pericolo per la sua vita 'evita' di farlo per paura di incorrere nel reato. In Polonia, nazione ultra cattolica, ormai quasi 3 anni fa la Corte costituzionale ha fissato l'illegalità dell’interruzione di gravidanza in caso di difetti congeniti del feto, stringendo ancora di più le maglie già strette della norma. L’aborto è permesso solo in caso di minacce alla vita della madre o se la gravidanza è frutto di stupro o incesto.

I precedenti: Agnieszka e Izabela

Non è la prima volta che in Polonia una donna incinta muore a causa della legge anti-aborto. Agnieszka T., 37 anni, incinta di due gemelli, è deceduta dopo aver portato in grembo un feto morto per circa una settimana. Questo decesso è avvenuto a gennaio 2022. La donna, infatti, non sarebbe stata operata prima di partorire a causa della legge anti-aborto vigente in Polonia. Il feto morto avrebbe portato al deterioramento delle condizioni di salute della donna, alla morte del secondo feto, e infine al suo decesso.
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Centinaia di persone partecipano alle proteste contro la legge sull'aborto con lo slogan "Non uno di più", dopo la morte per shock settico di una donna incinta di 30 anni di Pszczyna

L’ospedale nega ogni responsabilità, ma la famiglia di Agnieszka e le associazioni locali accusano il divieto di aborto, che avrebbe spinto i medici dell’ospedale a rifiutarsi di operare la donna. Prima di lei era stata vittima dell'estremismo anti abortista anche Izabela Sajbor, parrucchiera polacca di 30 anni che a settembre è morta in un ospedale della città meridionale di Pszczyna alla 22esima settimana, quindi ad appena metà gravidanza, era stata ricoverata per la perdita del liquido amniotico. Ma i medici, invece di intervenire con un aborto terapeutico per evitare infezioni alla donna, avevano deciso di aspettare che il feto malformato morisse da solo. Quando questo è successo, 24 ore dopo, era ormai troppo tardi ed è deceduta anche la madre.