
Josip Ilicic
Se fosse possibile associare un animale a ogni calciatore sicuramente Josip Ilicic avrebbe quello della fenice, simbolo da sempre di rinascita e cambiamento, della forza e della resistenza al tempo. Sì proprio quella rinascita che ha contraddistinto l'ultimo periodo dell'attaccante che è riuscito ad uscire dalla depressione dovuta al Covid firmando per il Maribor, squadra slovena dove Ilicic aveva già giocato nel lontano 2010.

Il saluto di Ilicic al pubblico atalantino
"E' caduto in depressione", la rivelazione choc del compagno di squadra
Tutto ebbe inizio nei primi mesi del 2020, quando il nuovo Coronavirus era già una realtà mondiale, e Bergamo ne pativa pesantissime conseguenze. Tutto questo forse deve aver pesato anche sulla testa di Ilicic, che nonostante il ritorno in campo dopo la prima grave ondata della pandemia, giocò la sua ultima partita l’11 luglio 2020 contro la Juve, all’Allianz Stadium. Dopo di ché, quattro mesi di assoluto silenzio: lo sloveno sparì dai radar, nessuno sapeva che fine avesse fatto, c’era il massimo riserbo attorno la salute dell’attaccante. A interrompere il silenzio stampa fu l’allora capitano dell’Atalanta, il Papu Gomez, che ai microfoni dell’emittente argentina Tyc Sports rivelò che Ilicic aveva avuto il Coronavirus: “Ha sofferto molto, è caduto in depressione. La testa arriva poi a un momento in cui esplode. Ma ora sta bene, è molto importante per noi”. Squadra, allenatore e società lo aspettarono, e Ilicic tornò il 17 ottobre 2020, nella partita persa contro il Napoli al San Paolo per 4-1, giocando parte del secondo tempo, non regalando spettacolo, ma la visione di un giocatore ritrovato, che stava facendo un percorso personale per tornare ai suoi livelli, per lasciarsi alle spalle quella odiosa malattia. Dopo di quella partita, infatti, l'attaccante si soffermò sul suo momento molto buio che sembrava finalmente essersi messo alle spalle: "Sapevo, in cuor mio, che sarei tornato. L’unico modo per uscire da tutto quello che ho vissuto era amare quello che mi circonda. Amare il calcio, la famiglia e tutto. La mia famiglia è stata il più grande sostegno. Non auguro a nessuno quello che ho vissuto ma ora è alle spalle. Guardo avanti. Ogni cosa negativa ti rende più forte, migliore. Non ho ancora finito di fare cose belle nel calcio, il meglio deve ancora venire! Ho di nuovo iniziato a divertirmi. Mi rendo conto che non ho più chissà quanti anni di carriera davanti ma voglio dare tutto per ciò che ho amato per tutta la vita: la palla, il campo. Spesso mi sono ripetuto questa frase: ‘Ragazzi, se solo sapeste quanto è bello giocare a calcio…’. Ce l’ho sempre in testa e rimarrà sempre con me. Giocherò finché potrò stare in piedi. Ho un desiderio per l’anno che verrà: vorrei che tutto finisse il prima possibile. Parlo della questione Covid. Mi dispiace davvero tanto per tutte le persone che sono state colpite dal virus, e soprattutto per quelle che hanno perso il lavoro. Mi dispiace tantissimo per tutti loro. So bene in che situazione si trovano. E vorrei davvero che finisse tutto il prima possibile”.
Il calciatore durante la presentazione con il Maribor