“È un uomo”: schermitrice si rifiuta di affrontare l’avversaria transgender e l’America si spacca sul caso

Il caso simile a Carini-Kkelif è avvenuto all'Università del Maryland quando Stephanie Turner ha deciso di non sfidare Redmond Sullivan. Il motivo? “Sono una donna e questo è un torneo femminile. Non tirerò di scherma contro questa persona“

di EDOARDO MARTINI
5 aprile 2025
Il momento in cui Turner si inginocchia decidendo di non affrontare Sullivan

Il momento in cui Turner si inginocchia decidendo di non affrontare Sullivan

Una situazione simile a quella tra Angela Carini e Imane Khelif alle ultime Olimpiadi di Parigi. Ma almeno in quel caso la pugile italiana aveva resistito una quarantina di secondi prima di ritirarsi. Stephanie Turner, schermitrice statunitense che gareggia per l'accademia di Philadelphia, non ha nemmeno iniziato la sua sfida contro Redmond Sullivan dell'Iconic Fencing Club. Il motivo per non affrontare l'avversaria transgender? Lo stesso che aveva piegato Carini di fronte a Khelif: “E' un torneo femminile, non combatto contro un uomo“. Ma andiamo con ordine.

Cosa è successo 

L'episodio è avvenuto domenica scorso al torneo Cherry Blossom tenutosi presso l'Università del Maryland. Un momento prima che la sfida iniziasse, Turner ha iniziato la sua forma di protesta: si è inginocchiata, si è tolta la maschera rifiutandosi di affrontare un'avversaria, che quest'anno gareggia con le donne, ma che fino all'anno scorso disputava tornei tra gli uomini.

E poco importa se l'arbitro le ha mostrato il cartellino nero, squalificandola dalla competizione perché per regolamento non si può rifiutare di salire in pedana. Quello che importava alla schermitrice statunitense era lanciare un messaggio alla Federazione americana di scherma perché quest'ultima “non ha prestato ascolto alle obiezioni delle donne sulla politica di idoneità di genere“.

“Sono una donna e questo è un torneo femminile“

“Mi sono inginocchiata subito, ho guardato l’arbitro e ho detto: “Mi dispiace, non posso farlo. Sono una donna e questo è un torneo femminile. E non combatto contro un uomo“, il racconto della protesta di Turner. A quel punto qual è stata la reazione di Sullivan? La schermitrice di Philadelphia ha raccontato anche il dialogo con il mancato avversario: “Lui mi ha chiesto se stessi bene, non aveva capito cosa era accaduto. Gli ho risposto che mi dispiaceva, che lo rispettavo, ma non ritenevo giusto gareggiare. Mi ha detto che da regolamento aveva tutto il diritto di essere lì, ma non mi ha fatto cambiare idea. Non credo che d'ora in avanti sarà facile per me gareggiare nei tornei di scherma, a dirla tutta non credo neppure che sarà facile per me allenarmi“.

Le reazioni social 

L'azione di Turner ha scatenato diversi dibattiti in America. In primis quello di Martina Navratilova, leggenda del tennis in pensione e icona del mondo omosessuale, che sui social ha postato il video dell'inginocchiamento dichiarandosi molto indignata: “Questo è ciò che accade quando le atlete protestano! C'è ancora qualcuno che pensa che questo sia giusto? Sono furiosa, vergognatevi“, il suo tweet contro la Federazione americana.

L'America spaccata in due

Insomma, clima non facile quello in America che, dopo il decreto di Trump di mettere al bando le atlete transgender dalle competizioni femminili, adesso dovrà fare i conti anche con la mancata stoccata da parte di Turner che ha spaccato ancora di più in due gli States.