Iran, l'attrice Taraneh Alidoosti rilasciata su cauzione. Oltre 600 artisti avevano chiesto la sua liberazione

La 38enne protagonista del film premio Oscar nel 2017 "Il Cliente" aveva criticato l'uso delle condanne a morte contro i manifestanti e si era mostrata pubblicamente senza il velo

di MARIANNA GRAZI -
4 gennaio 2023
Taraneh Alidoosti

Taraneh Alidoosti

Taraneh Alidoosti è di nuovo una donna libera. Almeno dalla prigionia. L'attrice iraniana, tra le più famose del Paese, è stata infatti rilasciata oggi, 4 gennaio, su cauzione, e ha lasciato il temibile carcere di Evin a Teheran. La 38enne era stata arrestata il mese scorso per aver preso parte alle proteste anti-regime, che da mesi infiammano le strade dello Stato. È stata la madre, Nadereh Hakim Elahi, ad annunciarlo per prima attraverso una storia su Instagram pubblicata mercoledì mattina. Anche la legale della donna, Zahra Minooei, ha condiviso la notizia su Twitter: "Oggi la mia cliente Taraneh Alidoosti sarà rilasciata dalla prigione di Evin dopo aver pagato la cauzione", che ammontava a 10 miliardi di rial (circa 225mila euro), fa sapere l'avvocata.

Taraneh Alidousti rilasciata dal carcere di Ervin, a Teheran

Alidoosti è il volto del film "I fratelli di Leila", titolo in concorso al Festival di Cannes 2022, e si è già fatta notare in passato anche per i gesti eclatanti in solidarietà con attivisti per i diritti umani: a gennaio 2017 l'attrice aveva infatti annunciato il boicottaggio dei Premi Oscar, nonostante fosse protagonista - a fianco di Shahab Hosseini - de "Il cliente", vincitore della statuetta al miglior film in lingua straniera, per protesta contro le politiche sull'immigrazione volute dal nuovo presidente americano Donald Trump. Con grande coraggio l'artista ha sostenuto le rivolte che si sono scatenate dalla morte della 22enne curdo-iraniana Mahsa Amini quando era in custodia alla polizia morale. All'inizio di novembre ha postato sul suo account Instagram una foto senza velo, con in mano un foglio con scritto "donne, vita, libertà" e pochi giorni dopo l'attrice è stata fotografata mentre faceva shopping con i capelli scoperti. È stata arrestata il 17 dicembre 2022, pochi giorni dopo aver criticato il ricorso alla pena di morte da parte della Repubblica Islamica nei confronti dei manifestanti.

L'illustrazione di Iranwire su Taraneh Alidoosti (Twitter/Iranwire)

I media statali, sostenuti dal governo iraniano, hanno dichiarato che Taraneh Alidoosti è stata incarcerata per "non aver fornito le prove di alcune sue dichiarazioni", ma il suo arresto è stato ampiamente condannato, non solo nel Paese. Per la sua liberazione si sono mobilitati in tanti, a livello internazionale, compreso il Festival di Cannes. Il regista premio Oscar Asghar Farhadi, che l'ha diretta in "The Salesman" ha chiesto il suo rilascio su Instagram, e oltre 600 artisti di tutto il mondo hanno firmato una petizione per chiedere alle autorità iraniane di rilasciarla: l'elenco comprende figure di spicco del cinema mondiale come Pedro Almodovar, Penelope Cruz, Juliette Binoche, Alfonso Cuaron e Ken Loach. Alidoosti fa parte di un numero sempre crescente di artisti iraniani che sono stati fermati o arrestati dalla polizia, prima nell'ambito della repressione della libertà di parola e ora invece come risposta alle proteste. Tra le altre figure del mondo dello spettacolo in carcere ci sono i registi Jafar Panahi, Mohammad Rasoulof e Mostafa Al-Ahmad, il cantante Shervin Kapour e il rapper curdo di Teheran Saman Yasin.

L'attrice circondata da parenti e amici che l'aspettavano fuori dal carcere

Oggi però sui social non si inseguono le immagini di manifestanti feriti, arrestati, lacrime, sangue o, peggio, persone impiccate per aver espresso il loro dissenso verso il regime. Si vedono invece le foto di Taraneh Alidoosti fuori dal carcere, circondata dai suoi affetti, e soprattutto libera. Libera di non mettere - ricordiamo che è obbligatorio indossare il velo islamico - quell'hijab che è diventato ormai il simbolo dell'oppressione delle donne iraniane che, come lei, chiedono soltanto di venire riconosciute e rispettate come esseri umani, e non di serie b.