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Attualità

Mondiali 2022: invasione di campo con la bandiera arcobaleno durante Portogallo-Uruguay

di
Marianna Grazi
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Un manifestante con una bandiera arcobaleno ha invaso il campo del Lusail Stadium durante la partita di Coppa del Mondo tra Portogallo e Uruguay di lunedì 28 novembre, vinta dalla nazionale di Cristiano Ronaldo per 2 a 0. L’uomo indossava una maglietta con la scritta “Salviamo l’Ucraina” sul davanti e “Rispetto per le donne iraniane” sul dorso. Riuscito a eludere la sorveglianza ed è entrato di corsa sul terreno di gioco, non ripreso dalle telecamere. Gli steward lo hanno inseguito e, mentre gettava la bandiera a terra, tentando di sfuggire alla sicurezza, è stato fermato e portato fuori dal campo, che sarà anche sede della finale del Mondiale il prossimo 18 dicembre.

Un manifestante invade il campo di Portogallo-Uruguay ai Mondiali in Qatar, con una bandiera arcobaleno e una maglia con due scritte: “Save Ukraine” sul davanti e “Respect iranian woman” sul retro

Questione Iran e guerra in Ucraina ‘invadono’ il campo dei Mondiali

La decisione di organizzare la Coppa del Mondo in Qatar, dove l’omosessualità è illegale, è stata fortemente criticata dalle organizzazioni Lgbtq+ e dalle associazioni per i diritti umani. Il manifestante, inizialmente sconosciuto, è stato poi identificato come l’italiano Mario Ferri dall’agenzia di stampa Agi. Ferri non è nuovo a simili episodi, avendo già inscenato proteste del genere in passato, in Italia, dov’è conosciuto come ‘Falco o Superman’ ma anche in occasione di eventi internazionali. Come i Mondiali di calcio del 2014 in Brasile, dove aveva sollevato platealmente il problema dei bambini che vivono in povertà. Prima del torneo in Qatar, la Fifa aveva però scritto ufficialmente a tutte le 32 squadre partecipanti, chiedendo loro di “concentrarsi sul calcio” e non sulle questioni politiche o sociali di contorno. Ma le violazioni più o meno palesi dei diritti umani, da quelli degli operai migranti costretti a lavorare in condizioni assurde nella costruzione delle strutture per il torneo a quelli delle donne e dei cittadini qatarioti, praticamente segregati in casa e silenziati durante tutta la durata dell’evento, fino a quello della comunità Lgbtq+, affatto benvenuta nel piccolo emirato.

Mario Ferri, conosciuto come Falco o Superman, invade il campo di Portogallo-Uruguay ai Mondiali in Qatar (ANSA)

Famiglie minacciate in vista di Iran-Usa

Le famiglie dei calciatori della nazionale iraniana sono state minacciate di imprigionamento e tortura se i giocatori al Mondiale in Qatar non si fossero “comportati bene” in vista della partita contro gli Stati Uniti di martedì 29 novembre. A renderlo noto è una fonte coinvolta nella sicurezza dell’evento. In seguito al rifiuto degli iraniani di cantare l’inno nazionale nella partita inaugurale contro l’Inghilterra del 21 novembre, questi sarebbero stati convocati a un incontro con i membri del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC). La stessa fonte ha raccontato che è stato detto loro che le loro famiglie avrebbero subito “violenze e torture” se non avessero cantato l’inno nazionale o se fossero stati coinvolti in qualsiasi protesta politica contro il regime di Teheran. Ad aggravare queste minacce c’è stato anche l’arresto del celebre calciatore Voria Ghafouri, avvenuto davanti al figlio di 10 anni, il 24 novembre scorso, accusato di aver “insultato e infangato la reputazione della squadra nazionale” e di aver “fatto propaganda” contro lo Stato.
I compagni di nazionale sono stati quindi costretti a cantare l’inno prima della seconda partita contro il Galles, venerdì 25, ma la sorveglianza su di loro non si ferma. Secondo la fonte decine di ufficiali dell’IRGC sono stati arruolati per monitorare i calciatori, ai quali non è permesso incontrare persone al di fuori della squadra o stranieri.

Sculture del trofeo della Coppa del Mondo FIFA e di un pallone da calcio sono collocate accanto al monumento Azadi (Libertà) nella parte occidentale di Teheran

Intanto l’Iran si appresta a giocare una partita decisiva per il Gruppo B della Coppa del Mondo, contro gli Stati Uniti. Squadra di cui, domenica, i media di Stato iraniani hanno chiesto l’espulsione dal Mondiale, dopo che la Federazione calcistica Usa ha cambiato la bandiera iraniana sulle sue piattaforme social per 24 ore come forma di “sostegno alle donne iraniane che lottano per i diritti umani fondamentali”. La federazione aveva temporaneamente mostrato il vessillo del Paese sui suoi account ufficiali di Twitter, Instagram e Facebook senza l’emblema della Repubblica islamica. Un grafico della classifica del Gruppo B, ora cancellato, pubblicato sabato, mostrava la bandiera iraniana solo con i colori verde, bianco e rosso.