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Iran, aumentano le esecuzioni: +75% in un anno

Nel 2022 il regime di Teheran ha condannato a morte 582 persone, 250 in più del 2021

di MARCO PILI -
15 aprile 2023
In Iran il numero di esecuzioni avvenute nel 2022 è drammaticamente aumentato. Lo rivela un report rilasciato giovedì dal gruppo IHR-Epcm (Iran Human Rights e Together Against Death Penalty), composto da associazioni che si occupano di diffondere informazioni sulla pena di morte. "È il dato più alto dal 2015", si legge nelle prime righe del documento, a testimonianza di quanto il trend delle condanne -prima in diminuzione- si sia rinvigorito, in particolar modo a causa delle proteste che da settembre stanno sconvolgendo il Paese. Le autorità locali, però, stanno provando a nascondere questa strage. Se nel triennio 2018-2020 i funzionari di polizia avevano annunciato pubblicamente il 33% dei casi, questa percentuale è scesa al 16,5% nel 2021 e al 12% nel 2022. Nell'ultimo anno analizzato, le ufficialità riportate sono state solo 71. Dunque, l'88% delle morti è stato nascosto, testimoniando la volontà degli autocrati di non far circolare notizie sulla terribile repressione in atto. La ricerca ha evidenziato come il regime degli Ayatollah stia utilizzando la pena capitale al fine di terrorizzare la popolazione, instillando la paura necessaria per mantenere saldo il potere e frenare le insurrezioni. La dittatura teocratica, tornata al potere nel 1979 dopo la rivoluzione religiosa, ha da subito basato il suo ordinamento di leggi sul Corano. La legge sacra prevede l'ampio uso della massima pena, utile a punire molteplici capi d'accusa.

Le proteste interne non si placano, nonostante la dura repressione

L'Iran in balia della violenza: dalle proteste alle esecuzioni

Mohsen Shekari è stato il primo ragazzo impiccato per aver preso parte alle sommosse dei mesi scorsi, scaturite dall'assassinio di Masha Amini da parte della polizia morale. La condanna ufficiale è stata comminata per aver "combattuto una guerra contro Dio", in quanto Shekari aveva picchiato un agente di uno dei gruppi paramilitari chiamati a sedare i tumulti. Anche, Majidreza Rahnavard è stato ucciso per aver preso parte alle violente proteste di novembre, avendo ferito mortalmente due soldati, e in modo grave altri quattro commilitoni appartenenti a una milizia religiosa parastatale. L'Ayatollah Ali Khamenei, in risposta al personale ferito nella repressione, ha apertamente pregato per loro in un'azione di disapprovazione morale e politica nei confronti dei rivoltosi.
Iran esecuzioni proteste

Il padre di Masha Amini si stringe per mano con il padre di Mohammed Hemhdi Karimi, uno dei primi ragazzi impiccati in seguito alle proteste

Nonostante il 44% delle sentenze totali siano arrivate per reati inerenti allo spaccio, le associazioni che monitorano il narcotraffico internazionale non hanno riscontrato alcun incremento nelle rilevazioni su base mensile, ipotizzando un depistaggio ad opera dei funzionari persiani per nascondere la reale violenza della repressione. Più del 50% delle uccisioni operate dallo Stato sono avvenute dopo l'inizio delle sommosse, rendendo inusuale un aumento così circoscritto dei reati correlati al mercato della coltivazione di sostanze psicotrope. Il direttore del gruppo IHR, Mahmood Amiry-Moghaddam, ha affermato che il regime avrebbe perseguito molte più persone se non fosse stato per le reazioni internazionali avverse al suo modus operandi, le quali avrebbero "reso difficile il proseguimento dei provvedimenti di custodia per la Repubblica iraniana dell'Islam".

Le motivazioni delle condanne

Secondo i dati contenuti nella ricerca, circa 544 esecuzioni (il 93% del totale) hanno riguardato persone coinvolte in presunti casi di omicidio (288 - 49%) e in reati relativi all'uso e al traffico di droghe (256 - 44%). Nonostante l'Iran, in quanto parte della Mezzaluna d'oro, sia uno dei principali produttori di oppiacei al mondo, il possesso e il consumo di stupefacenti di qualsiasi genere sono assolutamente vietati. Dei 288 casi relativi ad eroina e morfina, solo 3 sono stati dichiarati dalle autorità, tenendo fuori dalla portata della popolazione un commercio ben controllato da numerosi gruppi paramilitari e dallo stato in sé. La quasi totalità delle impiccagioni è avvenuta in luoghi isolati o chiusi. Solo due di esse sono avvenute in pubblico. La secretazione delle persecuzioni è una modalità di svolgimento che consente una diffusione capillare di sentimenti quali paura e terrore, nel tentativo di convincere i cittadini a non procedere con le proteste. Proprio per i tumulti degli ultimi mesi sono state mandate al patibolo almeno 15 persone, sollevando così l'indignazione della comunità internazionale. Delle 544 esecuzioni, il report attesta come la percentuale tra uomini e donne sia ampiamente diversa. Le ragazze condannate sarebbero almeno 16, il 2,9% del totale. Una differenza giustificata dall'ampia disparità di trattamento che contraddistingue i due generi, con le donne relegate in casa ed al costante accompagnamento del marito. Altre 15 persone sono decedute a causa della loro "inimicizia contro Dio", o di azioni che hanno portato a "corruzione sulla terra". L'Occidente ha fortemente avversato le modalità di repressione ordinate dall'Ayatollah Khameini, annunciando sanzioni e azioni di denuncia nelle sedi legali istituzionali.