
Franco Zeffirelli
Che uomo. Che artista. Che genio. Si torna a parlare del maestro Franco Zeffirelli (1923-2019), grazie al docu-film, nei cinema per tre giorni (dal 24 al 26 ottobre), "Franco Zeffirelli. Conformista Ribelle”. Il documentario è stato scritto e diretto da Anselma Dell’Olio – autrice, saggista, femminista storica, moglie del giornalista, ex direttore del Foglio, Giuliano Ferrara – che è già stato presentato in concorso nella sezione "Venezia Classici” alla 79sima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Prodotto da Francesca Verdini e coprodotto da Pietro Peligra si tratta di una produzione "La Casa Rossa" (casa di produzione fondata dalla Verdini, molto attiva su progetti sociali) e RS Productions, in collaborazione con Rai Cinema e il patrocinio della "Fondazione Franco Zeffirelli", che sarà distribuito nei cinema italiani da RS Productions.
Il documentario racconta i momenti topici, i punti di svolta e le montagne russe di una brillante, quanto movimentata, carriera internazionale e la rocambolesca esistenza di un grande artista. Dalle sue origini come figlio di nessuno alla conquista di fama internazionale come regista, art director, pittore, ideatore di cinema, teatro e opera lirica. Attraverso interviste originali e d’epoca con alcune delle star più acclamate che l’hanno conosciuto, ammirato e amato e con i familiari, amici e collaboratori più stretti, un coinvolgente e appassionante racconto rende giustizia alla persona e all’artista, oltre che "maestro", in tutte le sue multiformi e anche opposte sfaccettature. Un carattere composito, che si manifesta nella sua vasta produzione artistica, ma anche nelle sue scelte politiche, nella sua fervente spiritualità e nell’amore per il mistero, nelle amicizie e nelle leggendarie polemiche con critici e avversari. Ne esce un ritratto a tutto tondo, con alti e bassi continui, di un artista che ha promosso e onorato la cultura italiana più alta e insieme più popolare in tutte le capitali mondiali per diversi decenni.
"È la prima volta che un’opera cinematografica indaga sulle molte, variegate e anche opposte sfaccettature professionali, culturali e caratteriali di Franco Zeffirelli – commenta la regista Anselma Dell’Olio -. Mi interessavano le differenze poco note tra il vasto, singolare incanto che suscitava il suo nome nelle grandi capitali culturali mondiali e il baffo moscio con il quale era trattato in Italia. Con la sola eccezione delle sue opere liriche, per le quali nel suo Paese ha avuto una minima parte degli onori, del rispetto, della gloria e della venerazione che lo circondavano all’estero. Ma ancor di più mi interessava la vita interiore di un omosessuale cattolico convinto, discreto ma mai coperto in un’epoca assai meno liberale del presente". Toscano e fiorentino per nascita e per vocazione, legatissimo alla sua città, che amava e che rese immortale, e alla sua regione, vero toscanaccio, si potrebbe dire che del Maestro si è detto tutto. Invece, non è vero. Mancava un film – in questo caso un docufilm – che ne raccontasse, in modo completo e sistematico, la vita, le opere, l’arte. Ma anche, appunto, il rapporto con la sessualità e, in particolare, la sua rivendicata omosessualità.
Zeffirelli era, certamente, un vero conservatore. Dal punto di vista culturale e sociale, in modo però politico. Non a caso è stato senatore eletto nelle fila di FI, voluto personalmente in quella carica da Berlusconi, ma il suo era un conservatorismo alla Malaparte, alla Fallaci. Un conservatorismo, cioè, eretico e dissidente. Lo dimostrano anche, e in tutta la sua vita, le sue scelte artistiche e personali, altrettanto eretiche. Basterebbe ricordare che ha portato nei teatri di tutto il mondo il melodramma rendendolo pop. Come capita ai grandi artisti, soprattutto a quelli che hanno la fortuna di avere una lunga vita, nei racconti dell’ultimo Zeffirelli le scelte professionali si sono mescolate a quelle private in un intreccio quasi inestricabile. Come il tema della sua omosessualità, soprattutto negli ultimi anni, in tempi in cui èpiù facile affrontare il tema rispetto a quelli in cui è cresciuto il regista, che non aveva mai, in realtà, nascosto la sua umanità, pur preferendo a lungo non dichiararsi, finendo per sintetizzare il cliché di artista eretico.
Di cosa parla il docufilm di Anselma Dell’Olio

Il docufilm in sala dal 24 al 26 ottobre: "Franco Zeffirelli - Conformista ribelle"
Il "baffo moscio" della critica e il melodramma

Docu-film "Franco Zeffirelli - Conformista Ribelle"
Un genio, ma anche un conservatore eretico

Alcuni dei personaggi sul set del film "Franco Zeffirelli - Conformista Ribelle"
Una omosessualità palese, ma non dichiarata
"Sono omosessuale, non sono gay", diceva Zeffirelli per cui la parolina inglese sarebbe stata "frutto della cultura puritana, una maniera stupida di chiamare gli omosessuali, per indicarli come fossero dei pazzerelli". La sua fede cattolica non rappresentava per lui un conflitto con la propria sessualità perché "il peccato della carne" è "tale se compiuto con un uomo o con una donna". Nel suo approccio alle tematiche Lgbtq, che pure ha affrontato specie negli ultimi anni, c’era anche una lettura storica e, dunque, politica: "Essere omosessuale – spiegava ancora in un’intervista all’Espresso del 2013 - è un impegno molto serio con noi stessi e la società. Una tradizione antica di alto livello intellettuale". Zeffirelli pensava al Rinascimento e all’epoca classica: "Nella cultura greca l’esercito portava gran rispetto a due guerrieri che fossero amici e amanti, perché in battaglia non difendevano solo la patria, ma reciprocamente anche se stessi, offrendo una raddoppiata forza contro il nemico".
Franco Zeffirelli a Positano