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Susanna Parigi: "Canzoni per persone disorientate che non sopportano la politica fatta di slogan"

L'artista ha da poco pubblicato l'album "Caro m’è ‘l Sonno". "La cultura ci dà le armi per poter decifrare il mondo"

23 novembre 2022
L'artista Susanna Parigi

L'artista Susanna Parigi

A cinque anni di distanza dal precedente, è uscito da pochi giorni "Caro m’è ‘l Sonno" il nuovo album di una eccellente cantante, autrice e scrittrice fiorentina. Bello e fuori dal coro questo decimo lavoro di Susanna Parigi, un’artista acuta e anticonformista, la cui carriera è da sempre divisa tra musica e teatro e vanta collaborazioni con artisti di primo piano, come Pat Metheny, Noa e Tony Levin, Riccardo Cocciante, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia e Raf, solo per ricordarne qualcuno. Ma, torniamo a questo album con la produzione di Taketo Gohara, che è stato anticipato dal singolo e dal video "Io sono il meno" e ora vede come brano apripista "Ferma". Nei nuovi otto brani la Parigi si affida a un elegante e ipnotico universo percussivo e alle note pianistiche per accarezzare temi che mettono in crisi il nostro fragile equilibrio, per riflettere su un presente non del tutto soddisfacente, sull’apatia dei tempi che viviamo.
L'artista Susanna Parigi

L'artista Susanna Parigi

Il disco si rivolge a persone senza dimora? "È dedicato a persone che non sentono più appartenenza. Che sono disorientate, spaesate. Non sopportano più una politica fatta di slogan, senza contenuti, non si ritrovano nei modelli televisivi, nel consumismo compulsivo e nemmeno forse nella tanto diffusa omologazione dei tatuaggi. E anche in un certo tipo di musica che oggi, grazie alle strategie delle case discografiche e delle multinazionali, come sappiamo, prevalentemente si rivolge a un pubblico che va dai 13 ai 25 anni. Quelli che canto sono persone dimenticate, come fantasmi. Ce ne sono tante e magari non sanno nemmeno cosa andare a votare, perché non si sentono rappresentate da nessuno". Cosa c’è in questo tempo che non va? "Ci sono una serie di messaggi preoccupanti. Per esempio, non va che in Italia muoia una donna al giorno. Bisognerebbe capire perché. Forse dipende dal fatto che la cultura è stata totalmente devastata e che si può utilizzare ogni metodo di sicurezza, ma non si potrà mai entrare nelle case delle persone. Quello che fa la differenza è come crescono questi uomini, come è nata questa violenza e perché. Un altro dei problemi è la devastazione del pianeta terra che poi pesa sulle spalle dei ragazzi che si trovano a vivere in un paese devastato climaticamente, in una società dove si fa di tutto per disintegrare i rapporti, per creare una condivisione culturale virtuale e non reale. Non a caso c’è il 370% di aumento di malattie psichiche dei ragazzi".

Quanto sono importanti per lei la letteratura, l’arte? "Per me, subito dopo gli affetti, vengono la cultura, l’arte, la bellezza. Per far sì che un popolo sappia distinguere fra quello che fa bene e quello che fa male, per sedare la violenza che è insita in ciascun essere umano, l’unica cosa valida è la cultura. Non c’è altro. Non sono necessari libri pesanti, ma letture, film, spettacoli intelligenti. C’è chi sostiene: 'La cultura che p...e', per me invece la cultura è bellezza, divertimento, ci dà le armi per poter decifrare il mondo. È fondamentale per le mie canzoni. È l’alimento per la mia scrittura". Non a caso il suo pop viene spesso definito letterario... "Musica letteraria, ma con tante chiavi di lettura. I miei brani si possono ascoltare in maniera molto facile, con le percussioni che ti portano dentro al mood. Non ci sono citazioni, ma richiami, evocazioni letterarie".
Susanna Parigi, cantautrice, musicista e compositrice italiana

Susanna Parigi, cantautrice, musicista e compositrice italiana

Che rapporto ha con la sua voce? "Di conflitto, da quando sono nata ci lavoro. Studio e insegno canto, ma continuo a pensare che la tecnica sia la base, non l’arrivo. E poi, io non canto mai per cantare, ma per parlare. Ci sono voci bellissime, ma io la uso solo per esprimere dei concetti e non sono mai riuscita a cantare cose in cui non credevo. Persino le cover voglio che mi calzino bene addosso. Altrimenti non le canto". L’ha ribadito anche nel suo libro "Il suono e l’invisibile. La musica come stile di vita"? "Sì, ruota intorno a questo. La musica di per sé è l’arte invisibile per eccellenza. Cantare concetti vuol dire che si usa il proprio suono, la propria voce in un determinato modo che non è scritto in uno spartito e quindi è invisibile".

Quando la vedremo dal vivo? "Spero presto, ma non prima del prossimo anno. Vediamo se ce la faccio a ripassare anche da Firenze. In ogni caso sarà un concerto teatrale, canzoni e un breve dialogo con il pubblico per far immergere la gente nel mio universo. Non a caso ho realizzato questo disco anche per trovare nuovi amici, più che ascoltatori. Chi vuole scrivermi rispetto agli argomenti che ho trattato nel disco sia su Instagram che su Facebook è benvenuto: gli risponderò. Mi piacerebbe formare una rete di persone che non si sentono rappresentate, dare voce a chi si nasconde". Quale è il prossimo sogno che vuole realizzare? "Poter parlare, dialogare con tante persone è già un bel sogno realizzato. In passato ho fatto i concerti al citofono, che erano esibizioni nei salotti, nelle gallerie d’arte, dove c’era un pubblico, magari non troppo numeroso, ma scelto, determinato. Dopo il concerto ci fermavamo a parlare insieme. Credo che il modo migliore per creare resilienza sia uscire di casa, tornare a toccare le persone, abbracciarci, parlare guardandoci negli occhi".