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Russia, la Duma approva ulteriori restrizioni contro la propaganda Lgbt

Previste multe fino a 10 milioni di rubli, per gli stranieri prevista l'espulsione dal Paese dopo un periodo di detenzione in carcere

26 novembre 2022
Timothée Chalamet e Armie Hammer in "Chiamami col tuo nome"

Timothée Chalamet e Armie Hammer in "Chiamami col tuo nome"

Come prevedibile, è passata. La Duma, la camera bassa del Parlamento russo, ha approvato il disegno di legge anti LGBT. Una legge che impone un divieto totale della cosiddetta “propaganda LGBT”. In pratica, sono nel mirino non solo le scelte di vita omosessuali – contro le quali in Russia esiste già una legge – ma anche la comunicazione, la discussione, l’espressione, il racconto della omosessualità nei propri social, e anche in romanzi, fumetti, film, serie televisive, spot pubblicitari. Siti internet che parlano di temi LGBT+ potranno essere bloccati, libri e film censurati. Che cosa rischiano i trasgressori? Multe fino a 10 milioni di rubli, circa 160mila euro. Fino a 80mila euro circa per la “propaganda” LGBT su Internet o sui media. Per gli stranieri, potrà essere prevista l’espulsione dal paese, che può essere preceduta da una detenzione di 15 giorni.
Vyacheslav Volodin, fedelissimo di Vladimir Putin

Vyacheslav Volodin, fedelissimo di Vladimir Putin

Manca ancora il passaggio alla Camera alta del Parlamento russo, il Consiglio della federazione, e la firma di Putin. Ma sono poco più che formalità: la legge sostanzialmente è passata. Fra gli autori della legge, votata dalla Duma all’unanimità, c’è Vyacheslav Volodin, un fedelissimo di Vladimir Putin. “Dobbiamo fare il possibile per proteggere chi vuole condurre una vita normale”, ha affermato Volodin. “Normale”. Volodin, e il Parlamento russo, sembrano avere ben chiaro che cosa sia “normale” e che cosa no. Volodin non è certo solo nella sua crociata. La propaganda delle autorità e della Chiesa ortodossa russa insistono da tempo sul fatto che l’attivismo delle persone LGBT sia sintomo della “corruzione morale” dell’Occidente e che per questo vada arginata. Un mese fa, durante la discussione sulla legge in Parlamento, Alexander Khinshtein, capo della commissione sull’Informazione del Parlamento russo, aveva mostrato come esempi di corruzione occidentale fotogrammi di alcuni cartoni animati come “South Park” e “Peppa Pig”, ma aveva parlato anche di un film. E quel film è italiano: è “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, il film che ha lanciato la carriera di Timothée Chalamet e che è stato premiato con l’Oscar per la miglior sceneggiatura. Il film racconta la storia d’amore fra un ragazzo diciassettenne e un giovane americano. Khinshtein aveva legato la battaglia contro l’omosessualità alla guerra in Ucraina: “la guerra si sta combattendo anche nelle menti delle persone”. Lo stesso Putin si era espresso contro le famiglie omogenitoriali, mettendole in relazione all’Ucraina e all’Occidente, nel discorso di settembre all’indomani dei referendum farsa sulle quattro regioni annesse dalla Russia. A ottobre Putin ha ribadito il concetto: “le élite occidentali iniettano nelle loro società nuove tendenze strane come dozzine di generi e parate del Gay Pride”.
L'episodio con due mamme del celebre cartone "Peppe Pig"

L'episodio con due mamme del celebre cartone "Peppe Pig"

Si prospetta, e non da oggi, una vera guerra ideologica contro l’Occidente “decadente e corrotto”. Già nel suo discorso del 24 febbraio, il giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, Putin parlava dell’indebolimento dei valori tradizionali messo in atto in Occidente: “atteggiamenti che portano al degrado e alla degenerazione, perché contrari alla natura umana”. Il governo di Putin ha abbracciato totalmente la difesa dei valori tradizionali: patriottismo, rispetto per l’autorità, adesione agli ideali patriarcali di famiglia e di genere. I diritti LGBT, il femminismo, il multiculturalismo e l’ateismo sono considerati minacce esistenziali alla nazione. Sempre Putin, nel corso di alcune interviste concesse fra il 2015 e il 2017 al regista Oliver Stone, raccolte nel film “The Putin Interviews”, in mezzo a una litania di risposte controllatissime e smussate, aveva gigioneggiato proprio in relazione alla omosessualità. “Preferirei non entrare in una doccia con un soldato omosessuale: perché provocarlo?” aveva detto Putin a Oliver Stone, ridacchiando. “Comunque, sono tranquillo: sono un maestro di judo e di Sambo”. Sulla legge anti gay, Putin aveva detto: “L’intento è dare ai ragazzi l’opportunità di crescere senza influenzare la loro coscienza”.
Vladimir Putin e Oliver Stone nelle interviste per “The Putin Interviews”

Vladimir Putin e Oliver Stone nelle interviste per “The Putin Interviews”

Già nel 2013 era stata approvata in Russia la cosiddetta “legge sulla propaganda gay” che puniva la “propaganda di rapporti sessuali non tradizionali” rivolta ai minori. Una legge condannata dalla Corte europea dei diritti umani, dal comitato delle Nazioni unite sui diritti dell’infanzia e da Amnesty International. Secondo la Corte europea dei diritti umani, quella legge “ha rinforzato lo stigma e il pregiudizio, e ha incoraggiato l’omofobia, incompatibile con i valori di uguaglianza, pluralismo e tolleranza di una società democratica”. Secondo molti, quella legge ha portato in Russia ad un aumento della violenza omofobica, offrendo una sorta di “giustificazione di Stato” alla violenza stessa. Già dopo la “legge anti-gay” del 2013 si è registrato un aumento delle violenze contro le persone LGBT in Russia. Il presidente della rete LGBT russa Igor Kochetkov ha sostenuto che la legge ha essenzialmente “legalizzato la violenza contro le persone LGBT, perché i gruppi di teppisti giustificano le loro azioni con queste leggi”. La città di Mosca, come altre città russe, rifiuta di autorizzare i Gay Pride. Nell’agosto 2012 Mosca ha confermato una sentenza che blocca le richieste del Moscow Pride per 100 anni. Adesso, quella stessa legge viene estesa: non si parla più di “propaganda LGBT rivolta ai minori”, ma la si  proibisce in assoluto. “Questa legge avrà impatto su tutti, non solo sulle persone LGBT”, dice Noel Shaida, capo del gruppo per i diritti Lgbt Sphere Fondation, chiuso quest’anno dalle autorità. “Perché riguarda tutto: film, serie televisive, pubblicità”.